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Analisi settimanale 10-16/08/2015

L’euro si prepara alla ripresa?

Con gli Stati Uniti e la Federal Reserve finalmente in secondo piano, i mercati rivolgeranno la loro attenzione all’eurozona. Giovedì la Banca centrale europea (BCE) pubblicherà la sua dichiarazione di politica monetaria. Venerdì la situazione potrebbe surriscaldarsi ulteriormente con la pubblicazione delle cifre relative all’inflazione e alla crescita del PIL nella zona euro per Luglio. Naturalmente non è possibile dimenticare che la situazione in Grecia, seppur migliorata, resta ampiamente irrisolta. La BCE continua a sostenere il sistema bancario greco in attesa delle riforme strutturali. Questa settimana si deciderà se l’euro abbia o meno la minima possibilità di ripresa nel futuro a breve termine. Entro la fine della settimana si assisterà a una ripresa dell’euro o vedremo questa possibilità sfumare.

BCE in primo piano

La BCE continuerà a preservare lo status quo, ovvero una politica monetaria estremamente flessibile? È questa la domanda principale degli investitori in attesa di una risposta. Come è già successo in passato Mario Draghi, presidente della BCE, e gli altri membri del consiglio resteranno molto probabilmente in attesa. I dati continueranno a influenzare il processo decisionale. Le ultime notizie economiche sono state, nella migliore delle ipotesi, mediocri. La scorsa settimana, gli indici PMI dell’eurozona per il mese di Luglio sono stati misti, gli PPI (prezzi alla produzione) sono scesi e le vendite al dettaglio nel mese di Luglio sono state enormemente inferiori alle aspettative con un calo dal 2,6% all’1,2%. Secondo gli analisti, complessivamente i dati continuano a indicare un’economia che cerca di risollevarsi con difficoltà.

Torna la deflazione

Naturalmente i dati a cui la BCE presta maggiore attenzione sono quelli relativi all’inflazione, seguiti dalla crescita del PIL. La pubblicazione avviene entro 24 ore dalla decisione della BCE. Attualmente, il tasso di inflazione di base della zona euro è pari allo 0,2%, pericolosamente vicino alla deflazione. Ai livelli attuali, considerato l’obiettivo in materia di inflazione del 2% della BCE, tale dato garantisce difficilmente un ciclo monetario più rigido. Un rialzo del tasso di interesse, ancora lontano, potrebbe essere ulteriormente ostacolato da un nuovo peggioramento dell’inflazione.

Ora, sebbene l’inflazione globale sia bassissima allo 0,2%, non sembrano esservi segnali emergenti di un aumento dell’inflazione. Il tasso di inflazione è distorto da componenti volatili, tra cui – in larga misura – i prezzi dell’energia. Questi ultimi, soprattutto il petrolio, hanno mostrato una tendenza al ribasso il mese scorso. Il tasso di inflazione di base, che non prende in considerazione tali componenti volatili, è salito all’1%, un livello mai registrato da oltre 15 mesi. Al tempo stesso, l’inflazione sui prodotti industriali non energetici si assesta sullo 0,5%, il valore più alto da due anni, ed è in crescita da cinque mesi.

Gli analisti sostengono che, sebbene l’aumento dell’IPC di base possa non essere ancora sostenibile data la volatilità, c’è ancora spazio per l’ottimismo. Nonostante la deflazione appaia persistente e malgrado i prezzi sembrino scendere ancora, potrebbe non essere necessariamente così. Cosa dirà Draghi dei bassi tassi di inflazione, costantemente al di sotto del target della BCE? Accennerà o persino suggerirà un’ulteriore agevolazione? Se Draghi dovesse indicare altre misure “non convenzionali”, l’euro potrebbe essere sotto pressione. Se invece Draghi dovesse mostrarsi paziente, l’euro potrebbe rialzarsi. Nel 2014 Mario Draghi ha menzionato esplicitamente i prezzi delle materie prime come uno dei fattori che danno forma alla politica monetaria.  Sarà interessante vedere se Super Mario deciderà di tornare sui suoi passi al riguardo. Conosceremo la risposta dopo la decisione della BCE, quando Draghi sarà al centro della scena.

Un po’ di crescita, per favore?

Nel frattempo, un insuccesso per quanto riguarda la crescita del PIL in Europa potrebbe rappresentare il colpo di grazia per l’aumento dei tassi. Ma le cose andranno così? Gli ultimi dati economici dai Paesi dell’Unione Europea sembrano più positivi. La Spagna, una delle maggiori economie dell’UE, è cresciuta dell’1% e sarà probabilmente la migliore in UE in termini di crescita. La crescita in Germania, Italia e Francia resta più modesta ma sicuramente aiuterà la crescita complessiva in Europa.

Sintesi

La decisione della BCE giovedì sarà il culmine della settimana, seguita dalla pubblicazione dei dati sull’inflazione e sulla crescita del PIL nell’eurozona, che avverrà venerdì. La grande domanda della settimana è: Draghi fornirà stimoli? Se le previsioni della BCE sull’inflazione dovessero peggiorare ulteriormente, la possibilità è concreta. Per quanto riguarda il PIL, in assenza di miglioramenti la crescita sostenibile continuerà a rimanere dubbia. Ciò significa che le discussioni sul rialzo dei tassi resteranno fuori discussione.

Cosa bolle in pentola

Decisione della BCE in merito ai tassi (giovedì) – Se Mario Draghi dovesse mantenere lo status quo invece di accennare a un’ulteriore agevolazione, l’euro potrebbe stabilizzarsi.

Vendite al dettaglio negli Stati Uniti (giovedì)- L’evento principale per il dollaro e Wall Street. Se le vendite al dettaglio tornassero a salire dopo il calo dello scorso mese il dollaro potrebbe conquistare terreno, così come gli indici statunitensi.

IPC eurozona (venerdì) – Se l’inflazione nell’eurozona dovesse registrare un ulteriore calo l’euro potrebbe avvertire una pressione alla vendita.

PIL eurozona (venerdì)- Se la crescita dell’eurozona salisse oltre l’1% su base annua ciò sarebbe considerato un segno positivo per l’eurozona e migliorerebbe le possibilità di una ripresa dell’euro.

Grafico della settimana – EUR/GBP

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Grafico della settimana – FTSE100

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