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Analisi settimanale 23/02 – 01/03/2015

Inflazione, crescita e banche centrali

Questa settimana, l’attenzione dei mercati finanziari avrà tre dimensioni; l’inflazione, la crescita e le banche centrali. L’ordine del giorno per la settimana: dati di crescita da Germania, Regno Unito e Stati Uniti, dati di inflazione di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone e discorsi del presidente della BCE, Mario Draghi e della presidente della Federal Reserve, Janet Yellen.  Quindi, ciò che gli investitori cercheranno di trarre da tutto questo sarà una mappa globale di possibili opportunità. Gli investitori cercheranno di identificare le cose buone, quelle così-così e quelle cattive. La combinazione di dati e discorsi dovrebbe lasciare gli investitori FX con un quadro molto più chiaro di dove sta andando il mercato, che si tratti di un boom del dollaro, un recupero della sterlina o un crollo dell’Euro. La domanda è: in che modo gli investitori potranno usare questi dati per ritagliarsi una strategia?

Crescita tedesca, inflazione europea

Venendo all’euro, dopo un crollo così significativo del suo valore, gli investitori sono costantemente alla ricerca di uno “sweet spot”, cioè di un momento in cui le cose nell’Eurozona cominceranno ad andare meno male di quanto si era inizialmente temuto. Affinché si possa assistere ad un rimbalzo dell’Euro in questa settimana, gli investitori hanno bisogno che si verifichino tre cose: l’inflazione deve interrompere la sua caduta, la crescita tedesca deve essere superiore del previsto (ad esempio, un sorprendente 4° trimestre con un rialzo dello 0,7% su base trimestrale) e Super Mario Draghi deve dichiarare che non ci saranno ulteriori easing, almeno nel breve termine.

Mentre la performance di crescita in Germania potrebbe essere sorprendente, una battuta d’arresto dei dati sull’inflazione dell’Eurozona sembra invece un po’ più inverosimile. Dopo tutto, il calo dell’inflazione è la ragione principale per cui la BCE ha iniziato il suo massiccio programma di easing. La caduta dell’inflazione in deflazione (cioè sotto lo 0%), tra tutti i problemi che ci sono nell’Eurozona,  sembra essere il più difficile da gestire. Gli analisti si aspettano di vedere un calo dell’inflazione dell’Eurozona almeno del -0,6%, un segnale preoccupante che potrebbe compromettere l’euro, se il dato fosse confermato. Pertanto, se l’inflazione scende “solo” dello 0,2% (su base annua), che è un dato simile a quello del mese scorso, potrebbe volere indicare che la pressione al ribasso sull’inflazione, che ha inesorabilmente martellato l’euro, potrebbe finalmente essere in diminuzione. Infine, ma non meno importante, le parole di Draghi, che questo martedì saranno attentamente esaminate dagli investitori. Se la crescita tedesca e l’inflazione dell’Eurozona saranno sorprendenti, la spinta finale di cui avrà bisogno l’euro per potere tentare un rimbalzo dovrebbe venire solo dalla BCE. Se Draghi annuncia alla BCE la disponibilità per un ulteriore easing, questo potrebbe affossare le speranze di un rimbalzo. Se tuttavia i segnali di Draghi non saranno per un ulteriore easing nel breve termine, ci potrebbe essere lo spazio per un rimbalzo dell’euro, a condizione che gli altri due parametri portino delle sorprese.

La Fed è più vicina ad un aumento dei tassi?

Mentre nell’Eurozona gli investitori sperano che le cose non siano così brutte come sembrano, negli USA le speranze sono molto più ottimiste  di quanto previsto in un primo momento, soprattutto dopo alcuni dati deludenti. Tuttavia, i dati sulla crescita nel 4° trimestre e sull’inflazione degli Stati Uniti saranno preceduti dalla dichiarazione di Janet Yellen. Nella corso della sua dichiarazione, alla presidente della Fed sarà chiesto di commentare la politica della Fed. Se la Yellen prenderà una posizione abbastanza ferma sul fatto che gli aumenti dei tassi sono vicini, allora si potrebbe preparare il terreno per un aumento del dollaro. Subito dopo il discorso, l’attenzione dei mercati si sposterà verso l’inflazione degli Stati Uniti. Per gli investitori, una bassa inflazione, che è la maggiore minaccia per un rialzo dei tassi, potrebbe costringere la Fed ad allontanare ancora i tempi di un rialzo dei tassi. in questo caso particolare , una bassa inflazione, significherebbe un calo dell’inflazione core negli Stati Uniti al di sotto dell’1,5% su base annua. Infine, è prossima la seconda diffusione dei dati sul PIL statunitense per il Q4; se le cifre saranno riviste al rialzo oltre il 2,6% su base annua, sarebbe un risultato positivo che, combinato con una Fed ottimista e un’inflazione stabile, potrebbe spingere il dollaro ancora più in alto.

Parliamo di affari   

Nel complesso, questa settimana si concentrerà su notizie che potranno andare dal “buono” al “non-così-male”. Se le prospettive dell’inflazione nell’Eurozona non saranno così negative e Draghi risulterà più ottimista, il malconcio euro potrebbe tentare un rimbalzo. Tuttavia, affinché si possa materializzare un rimbalzo, l’inflazione statunitense deve raffreddarsi. In caso contrario, gli investitori riterranno che gli aumenti dei tassi americani siano prossimi, e l’effetto di questa notizia annullerà le buone notizie provenienti dall’Eurozona.

Cosa bolle in pentola

Crescita del PIL tedesco (martedì) – Se la crescita tedesca sarà superiore allo 0,7% su base trimestrale, avrà un impatto positivo sull’Euro.

Inflazione dell’Eurozona (martedì) – Se l’inflazione dell’Eurozona scivolerà sotto lo -0,2% su base annua, potrà essere un ostacolo ad un rimbalzo dell’Euro.

Discorso di Mario Draghi (martedì) – Ciò che dirà Draghi dovrebbe avere un forte impatto sulla propensione per l’Euro da parte degli investitori. Se Draghi si dirà pronto ad un ulteriore easing, potrebbe esserci un impatto negativo sull’Euro, se invece Draghi non prenderà ancora una posizione definita, l’Euro potrebbe trarne dei benefici.

Dichiarazione di Janet Yellen (martedì) – Se la Yellen farà capire che gli aumenti dei tassi sono prossimi, questo sarà molto positivo per il dollaro.

CPI Core (giovedì) – Un quadro inflazionistico stabile per gli USA è un ingrediente fondamentale per un possibile aumento dei tassi. Se l’inflazione core degli Stati Uniti sarà superiore all’1,5%, cresceranno le probabilità per un aumento dei tassi.

Crescita del PIL del Regno Unito (venerdì) – Se la crescita del Regno Unito supererà il 2,7% su base annua, la sterlina potrebbe riguadagnare parte del terreno perduto.

Crescita del PIL USA (venerdì) – Se la crescita degli Stati Uniti sarà rivista ad un ritmo annuale al di sopra del 2,6%, potrebbe essere un catalizzatore per ulteriori guadagni del dollaro.

Grafico della settimana EURJPY

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