{"id":1265389,"date":"2026-05-15T13:32:21","date_gmt":"2026-05-15T10:32:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.etoro.com\/?p=1265389"},"modified":"2026-05-15T13:32:21","modified_gmt":"2026-05-15T10:32:21","slug":"ftse-mib-50000-punti-record-storico-piazza-affari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.etoro.com\/it\/news-and-analysis\/market-insights\/ftse-mib-50000-punti-record-storico-piazza-affari\/","title":{"rendered":"Cinquantamila. Il ritorno di Piazza Affari sul tetto della sua storia"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cinquantamila punti. Per ventisei anni \u00e8 sembrato un numero appartenente a un\u2019altra epoca, quasi un reperto della grande euforia di fine millennio. Oggi invece \u00e8 di nuovo davanti agli occhi del mercato. Il <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/Italy40\">FTSE MIB<\/a> ha chiuso ieri a 50.050,26 punti e dista appena 59 punti dal massimo storico assoluto di 50.109 registrato il 6 marzo 2000, quando il principale indice italiano si chiamava ancora MIB30.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sono passati ventisei anni, due mesi e qualche giorno. In mezzo ci sono state la bolla dot-com, il crollo delle telecomunicazioni, l\u201911 settembre, la crisi finanziaria globale, il collasso del debito sovrano europeo, una pandemia, il ritorno dell\u2019inflazione, il rialzo dei tassi pi\u00f9 aggressivo degli ultimi decenni. Eppure, oggi Piazza Affari \u00e8 di nuovo l\u00ec, a pochi passi dal punto pi\u00f9 alto della propria storia.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1265494\" src=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111019.png\" alt=\"\" width=\"1147\" height=\"591\" srcset=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111019.png 1147w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111019-300x155.png 300w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111019-1024x528.png 1024w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111019-768x396.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1147px) 100vw, 1147px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma fermarsi al numero sarebbe il modo peggiore per leggere questo record.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Perch\u00e9 l\u2019indice che oggi si avvicina ai massimi storici non \u00e8 lo stesso indice del 2000. Non lo \u00e8 nella composizione, non lo \u00e8 nella struttura, non lo \u00e8 nella filosofia industriale sottostante. In ventisei anni Piazza Affari ha cambiato nome tre volte, ha quasi completamente sostituito i propri protagonisti e soprattutto ha cambiato il DNA economico che la sostiene.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il record che il mercato sta inseguendo non \u00e8 la rivincita delle stesse aziende. \u00c8 il punto di arrivo di una trasformazione radicale dell\u2019economia italiana quotata.<\/span><\/p>\n<h2><b>Marzo 2000. Quando la Borsa italiana viveva nella bolla telecom<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per capire davvero il significato di questo ritorno bisogna tornare al marzo del 2000. Il 6 marzo di quell\u2019anno il MIB30 raggiungeva 50.109 punti nel pieno dell\u2019euforia globale per internet e per la cosiddetta new economy. Il mercato era convinto che il digitale avesse abolito le vecchie regole della redditivit\u00e0, dei multipli e persino della gravit\u00e0 economica. Le societ\u00e0 telecom e tecnologiche venivano valutate su aspettative quasi infinite. In Italia il cuore di quella bolla aveva un nome preciso: telecomunicazioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A fine febbraio 2000 <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/TIT.MI\">Telecom<\/a> Italia capitalizzava circa 96 miliardi di euro. TIM seguiva con altri 94 miliardi. Insieme rappresentavano circa il 30% dell\u2019intera capitalizzazione del principale listino italiano. Attorno a loro ruotava un ecosistema che oggi sembra appartenere a un\u2019altra era finanziaria: Seat Pagine Gialle valeva quasi 25 miliardi, Tecnost altri 25, Olivetti circa 19.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1265468\" src=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111613.png\" alt=\"\" width=\"1147\" height=\"549\" srcset=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111613.png 1147w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111613-300x144.png 300w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111613-1024x490.png 1024w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-111613-768x368.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1147px) 100vw, 1147px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel complesso il settore telecomunicazioni pesava circa il 33% dell\u2019intera capitalizzazione dell\u2019indice. Il settore tecnologico aggiungeva un ulteriore 6,98%. Significa che quasi il 41% del listino italiano era concentrato in societ\u00e0 telecom e tech.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le banche, che oggi dominano il FTSE MIB, avevano allora un peso marginale rispetto alle telecom. A fine febbraio 2000 il comparto bancario rappresentava circa il 17,75% dell\u2019indice. San Paolo-Imi, con circa 22 miliardi di capitalizzazione, guidava il settore davanti a Unicredito Italiano, Bipop-Carire e Banca Intesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019Italia quotata del 2000 era dunque profondamente diversa da quella attuale. Telecomunicazioni e tecnologia guidavano il mercato. Industria, energia e utilities avevano un peso molto inferiore rispetto a oggi. La finanza italiana era ancora lontana dalla centralit\u00e0 che avrebbe assunto nei due decenni successivi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Poi arriv\u00f2 il crollo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando la bolla esplose, la discesa fu brutale. Nel 2001 il MIB30 perse il 26,2%. Nel 2002 un ulteriore 27%. In pochi trimestri la capitalizzazione complessiva della Borsa italiana si dimezz\u00f2.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Molti dei campioni del listino di allora entrarono in una spirale da cui non sarebbero mai pi\u00f9 usciti. Le valutazioni costruite sulle aspettative si scontrarono con bilanci fragili, debiti enormi e modelli di business incapaci di reggere il nuovo contesto competitivo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il massimo raggiunto a febbraio 2000 dalla capitalizzazione complessiva di Borsa Italiana, circa 871 miliardi di euro, divenne improvvisamente il simbolo di un eccesso irripetibile. Da l\u00ec inizi\u00f2 una delle pi\u00f9 lunghe traversate del deserto mai vissute da un grande mercato occidentale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2008 Piazza Affari riusc\u00ec brevemente a riportarsi verso area 40.000 punti, ma il fallimento di Lehman Brothers e la crisi finanziaria globale cancellarono rapidamente il recupero. Tra il 2008 e il 2009 il mercato italiano torn\u00f2 in area 12.000-14.000 punti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Pochi anni pi\u00f9 tardi arriv\u00f2 un secondo trauma. La crisi del debito sovrano europeo del 2011-2012, accompagnata dall\u2019esplosione dello spread BTP-Bund, riport\u00f2 ancora una volta il listino vicino ai minimi.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1265416\" src=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-114543.png\" alt=\"\" width=\"1390\" height=\"862\" srcset=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-114543.png 1390w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-114543-300x186.png 300w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-114543-1024x635.png 1024w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-114543-768x476.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1390px) 100vw, 1390px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Negli anni successivi il recupero fu lento e discontinuo. Le politiche ultra-espansive della BCE, i programmi LTRO e il quantitative easing permisero all\u2019indice di tornare gradualmente verso quota 24.000-25.000 punti tra il 2015 e il 2018.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Poi il 2020.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La pandemia provoc\u00f2 il peggior crollo giornaliero della storia recente di Piazza Affari. Il 12 marzo 2020 il FTSE MIB perse il 16,92% in una sola seduta. Eppure, proprio da quel trauma inizi\u00f2 la fase che avrebbe riportato l\u2019indice vicino ai propri massimi storici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra il 2021 e il 2023 il mercato italiano benefici\u00f2 della riapertura post-pandemica, della ripresa degli utili e soprattutto del ritorno dei tassi d\u2019interesse positivi. Nel dicembre 2023 il FTSE MIB super\u00f2 per la prima volta dal 2008 la soglia dei 30.000 punti. Tra il 2024 e il 2025 Piazza Affari \u00e8 diventata uno dei migliori mercati europei, sostenuta soprattutto dalla forza del settore bancario. Il 2 gennaio 2026, nella prima seduta dell\u2019anno, il FTSE MIB ha toccato 45.100 punti, il livello pi\u00f9 alto degli ultimi venticinque anni. Da l\u00ec il ritorno verso il record storico \u00e8 diventato improvvisamente concreto.<\/span><\/p>\n<h2><b>Il mercato italiano ha cambiato completamente volto<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019aspetto pi\u00f9 interessante di questo ritorno ai massimi non \u00e8 tanto il livello dell\u2019indice quanto la sua composizione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2000 il vertice del listino era dominato da Telecom Italia, TIM ed <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/ENEL.MI\">Enel<\/a>. Le telecomunicazioni rappresentavano quasi un terzo del mercato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi lo scenario \u00e8 quasi ribaltato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il settore bancario rappresenta circa il 37,48% del FTSE MIB, con circa 257 miliardi di capitalizzazione complessiva a fine aprile 2026. \u00c8 oltre il doppio del peso che aveva nel marzo del 2000.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le telecomunicazioni invece pesano appena l\u20191,40% dell\u2019indice. Nel 2000 Telecom Italia e TIM insieme valevano quasi 190 miliardi di euro. Oggi Telecom Italia, erede di quel gruppo, capitalizza circa 15,7 miliardi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E il contrasto non \u00e8 soltanto finanziario. \u00c8 simbolico. Ventisei anni fa le telecomunicazioni rappresentavano il centro gravitazionale di Piazza Affari. Oggi il mercato discute persino un\u2019OPAS di <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/PST.MI\">Poste<\/a> su Telecom. Una dinamica che racconta meglio di qualsiasi grafico quanto sia cambiata la gerarchia economica italiana: un tempo erano le telecom a guidare il listino, oggi il consolidamento potrebbe passare da un gruppo legato ai servizi postali, ai pagamenti e al risparmio.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1265442\" src=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-112859.png\" alt=\"\" width=\"1137\" height=\"574\" srcset=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-112859.png 1137w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-112859-300x151.png 300w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-112859-1024x517.png 1024w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Screenshot-2026-05-15-112859-768x388.png 768w\" sizes=\"(max-width: 1137px) 100vw, 1137px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche i leader dell\u2019indice sono completamente diversi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi ai vertici siedono <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/UCG.MI\">UniCredit<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/ISP.MI\">Intesa Sanpaolo<\/a> ed Enel (quest\u2019ultima terza anche a fine febbraio 2000). Nel 2000 queste societ\u00e0 erano presenti, ma con pesi molto inferiori. Banca Intesa valeva circa 17,2 miliardi, San Paolo-Imi circa 22. Oggi il gruppo nato dalla loro fusione vale oltre il doppio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La trasformazione settoriale \u00e8 evidente anche osservando i dati pi\u00f9 recenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dal 31 dicembre 2025 al 30 aprile 2026 il comparto tecnologico italiano, sostanzialmente rappresentato da <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/STMMI.MI\">STM<\/a>, \u00e8 passato da 14,4 miliardi a 29,5 miliardi di capitalizzazione. Il peso nell\u2019indice \u00e8 salito dal 2,27% al 4,30% in appena quattro mesi. Una crescita che merita attenzione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nello stesso periodo il peso del settore bancario \u00e8 sceso dal 40,78% al 37,48%, ma non perch\u00e9 le banche abbiano perso valore. Al contrario, la capitalizzazione bancaria assoluta \u00e8 rimasta sostanzialmente stabile, passando da circa 259 a 257 miliardi, mentre il resto del mercato cresceva pi\u00f9 velocemente e la capitalizzazione complessiva dell\u2019indice saliva da 636 a 686 miliardi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche questo \u00e8 un segnale importante. Il rally italiano non \u00e8 pi\u00f9 soltanto una storia bancaria. La somma di industriali, energia e utilities vale oggi circa il 35% dell\u2019indice contro il 21% del 2000. Piazza Affari si \u00e8 progressivamente trasformata in un mercato pi\u00f9 ancorato all\u2019economia reale: energia, infrastrutture, difesa, cavi industriali, reti elettriche.<\/span><\/p>\n<h2><b>Da MIB30 a FTSE MIB. Tre indici, una sola storia<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Anche il nome del principale indice italiano racconta questa trasformazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Fino al settembre 2004 il benchmark di riferimento era il MIB30, un paniere composto dai trenta titoli pi\u00f9 capitalizzati e liquidi del listino milanese. Era un indice estremamente concentrato, dominato da pochi grandi colossi. Telecom Italia, TIM, Olivetti, Seat Pagine Gialle, <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/ENI.MI\">ENI<\/a>, ENEL, Generali e Fiat costituivano la struttura portante del mercato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel 2004 nacque l\u2019S&amp;P\/MIB, sviluppato insieme a Standard &amp; Poor\u2019s. Il nuovo indice port\u00f2 le componenti da 30 a 40 e introdusse una metodologia free float-adjusted pi\u00f9 vicina agli standard internazionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La terza trasformazione arriv\u00f2 nel 2009. Dopo l\u2019integrazione tra Borsa Italiana e London Stock Exchange, il benchmark italiano divent\u00f2 ufficialmente FTSE MIB, sotto la gestione FTSE Russell. La struttura a 40 componenti \u00e8 rimasta invariata fino a oggi, con revisioni trimestrali a marzo, giugno, settembre e dicembre. Il FTSE MIB rappresenta attualmente circa l\u201980% della capitalizzazione domestica del mercato azionario italiano.<\/span><\/p>\n<h2><b>Chi comandava allora e chi domina oggi<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Molti dei protagonisti dell\u2019attuale Piazza Affari nel marzo del 2000 semplicemente non esistevano come societ\u00e0 quotate. Ferrari arriver\u00e0 sul mercato solo nel 2015. Prysmian sbarcher\u00e0 in Borsa nel 2007. <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/MONC.MI\">Moncler<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/FBK.MI\">FinecoBank<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/INW.MI\">INWIT<\/a> non erano ancora realt\u00e0 quotate rilevanti. Oggi <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/PRY.MI\">Prysmian<\/a> \u00e8 diventata uno dei simboli del nuovo capitalismo industriale italiano, grazie alla leadership globale nei cavi sottomarini e nelle infrastrutture legate ai data center. Ferrari rappresenta uno dei brand italiani pi\u00f9 forti sui mercati internazionali. <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/MONC.MI\">Moncler<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/BC.MI\">Brunello Cucinelli<\/a> (e prima ancora Tod\u2019s e <a href=\"https:\/\/www.etoro.com\/markets\/SFER.MI\">Salvatore Ferragamo<\/a>) hanno portato nel FTSE MIB il lusso italiano globale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dall\u2019altra parte molti dei giganti dell\u2019epoca sono scomparsi o sono diventati irriconoscibili. Seat Pagine Gialle, che nel febbraio 2000 valeva quasi 25 miliardi, non esiste pi\u00f9 nella forma di allora. Tecnost \u00e8 uscita dall\u2019indice. Olivetti oggi \u00e8 un ricordo. Anche numerosi istituti bancari simbolo di quell\u2019epoca, come Bipop-Carire, Rolo Banca 1473 o Banca Commerciale Italiana, sono stati assorbiti nei grandi gruppi nazionali. Da decine di istituti \u201cpiccoli\u201d (Banca di Roma, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Commerciale italiana ecc.) a un oligopolio solido (Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPM, Banca MPS, BPER etc), sebbene il numero di banche sul principale indice resta pi\u00f9 o meno lo stesso. Il FTSE MIB del 2026 racconta dunque un\u2019Italia diversa: pi\u00f9 concentrata su flussi di cassa reali, meno dipendente dalle grandi narrazioni speculative, pi\u00f9 esposta a infrastrutture, banche, energia e industria.<\/span><\/p>\n<h2><b>Il record \u00e8 reale, ma non va letto in modo superficiale<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il ritorno vicino ai massimi storici non significa per\u00f2 che Piazza Affari abbia completamente cancellato i ventisei anni perduti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In termini nominali il mercato italiano \u00e8 ormai vicinissimo al record del marzo 2000. In termini reali la distanza resta molto pi\u00f9 ampia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Rivalutando i 50.109 punti del 6 marzo 2000 con l\u2019inflazione accumulata nei successivi ventisei anni, utilizzando il coefficiente ISTAT pari a 1,632 tra febbraio 2000 e marzo 2026, quel massimo storico equivarrebbe oggi a circa 81.800 punti. Con il FTSE MIB in area 50.000 punti, il recupero nominale \u00e8 dunque quasi completo, ma il recupero del potere d\u2019acquisto reale resta ancora lontano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Esiste poi un altro elemento fondamentale spesso ignorato. Il FTSE MIB \u00e8 un indice price return, non total return. Non include quindi i dividendi reinvestiti. E questo dettaglio cambia profondamente la lettura storica del mercato italiano, perch\u00e9 Piazza Affari ha distribuito per oltre vent\u2019anni dividend yield tra i pi\u00f9 elevati d\u2019Europa. Un investitore che avesse reinvestito costantemente quei flussi avrebbe recuperato molto prima il terreno perduto rispetto a quanto suggerisca il semplice grafico dell\u2019indice price return. Purtroppo, la serie storica total return disponibile parte soltanto dal 2011, rendendo pi\u00f9 difficile una comparazione completa con il picco della bolla del 2000.<\/span><\/p>\n<h2><b>Le banche sono state la locomotiva del ritorno<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il grande motore del rally che ha riportato il FTSE MIB vicino ai massimi storici \u00e8 stato il settore bancario italiano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo anni segnati da crediti deteriorati, ricapitalizzazioni e pressioni regolamentari, gli istituti italiani hanno vissuto una trasformazione radicale. Il rialzo dei tassi BCE ha sostenuto i margini di interesse. La qualit\u00e0 degli attivi \u00e8 migliorata. I ritorni sul capitale sono cresciuti. Le distribuzioni agli azionisti sono diventate sempre pi\u00f9 generose.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Piazza Affari ha beneficiato pienamente di questa metamorfosi. Il paradosso storico \u00e8 evidente. Nel 2000 il mercato italiano era dominato dalle aspettative sulle telecomunicazioni e sulla new economy. Nel 2026 il ritorno ai massimi \u00e8 guidato soprattutto da banche profittevoli, infrastrutture energetiche, campioni industriali globali, difesa europea, utilities e tecnologia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le stelle speculative della bolla TMT sono diventate un ricordo o un monito.<\/span><\/p>\n<h2><b>Ventisei anni per tornare dove tutto era iniziato<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci sono voluti ventisei anni per rivedere Piazza Affari vicino ai massimi del marzo 2000.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un investitore che avesse acquistato un ETF sul MIB30 al picco della bolla avrebbe attraversato tre grandi crisi sistemiche, avrebbe visto il proprio capitale dimezzarsi pi\u00f9 volte e avrebbe dovuto attendere oltre un quarto di secolo per assistere al ritorno dell\u2019indice sui livelli di partenza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La storia del FTSE MIB degli ultimi ventisei anni \u00e8 quindi molto pi\u00f9 di una semplice sequenza di rialzi e ribassi. \u00c8 una lezione sulla ciclicit\u00e0 dei mercati, sul peso delle valutazioni e sulla velocit\u00e0 con cui la leadership economica pu\u00f2 cambiare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel marzo del 2000 Piazza Affari era dominata da societ\u00e0 telecom e tecnologiche sostenute da aspettative irrazionali. Nel 2026 il mercato italiano appare pi\u00f9 industriale, pi\u00f9 finanziario, pi\u00f9 legato ai flussi di cassa reali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questo non garantisce che non esistano nuove bolle o nuovi eccessi. Ma racconta una trasformazione profonda.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il nuovo record di Piazza Affari non rappresenta la chiusura di un cerchio. Rappresenta l\u2019inizio di una nuova fase della Borsa italiana. Questa volta, almeno per ora, costruita su fondamenta molto diverse rispetto all\u2019euforia che port\u00f2 il MIB30 sopra quota 50.000 nel marzo del 2000.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinquantamila punti. Per ventisei anni \u00e8 sembrato un numero appartenente a un\u2019altra epoca, quasi un reperto della grande euforia di fine millennio. Oggi invece \u00e8 di nuovo davanti agli occhi del mercato. 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