{"id":1295455,"date":"2026-10-14T12:29:05","date_gmt":"2026-10-14T09:29:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.etoro.com\/?p=1295455"},"modified":"2026-10-14T12:39:40","modified_gmt":"2026-10-14T09:39:40","slug":"inflazione-usa-energia-ai-fed","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.etoro.com\/it\/news-and-analysis\/market-insights\/inflazione-usa-energia-ai-fed\/","title":{"rendered":"L\u2019inflazione ha due motori. La Fed un solo freno."},"content":{"rendered":"<p>A guardare gli indici, quella di ieri potrebbe sembrare una seduta di cui c&#8217;\u00e8 poco da ricordare. Lo S&amp;P 500 ha chiuso a -0,02%, il Nasdaq 100 ha ceduto lo 0,31% e il Dow Jones lo 0,35%. In Europa, Stoxx 600 a -0,10% e FTSE Mib appena sopra la parit\u00e0 (+0,04%). Numeri che, presi da soli, suggeriscono un mercato in attesa. Peccato che, nel frattempo, stiano succedendo parecchie cose.<\/p>\n<p>Dall&#8217;effetto \u201ccasino\u201d innescato dalle parole di Hock Tan, amministratore delegato di Broadcom, alle vendite sui semiconduttori, fino al Kospi sudcoreano, che anche oggi ha chiuso in calo, completando sei sedute consecutive di ribasso e portandosi a oltre un terzo di distanza dai massimi di giugno. Un movimento che racconta quanto rapidamente gli investitori stiano rivalutando aspettative e margini di profitto dell&#8217;industria dell&#8217;intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>La domanda di chip resta sostenuta. Il punto, semmai, \u00e8 quanto possa continuare a crescere e soprattutto quanti degli investimenti annunciati riusciranno a produrre rendimenti adeguati. Una distinzione sulla quale Wall Street sta diventando decisamente pi\u00f9 esigente.<\/p>\n<p>La stessa domanda, curiosamente, \u00e8 emersa dalle trimestrali delle grandi banche americane. Non tanto dai conti, quanto dalle parole dei loro amministratori delegati.<\/p>\n<p>JPMorgan ha chiuso il trimestre con 15,3 miliardi di dollari di utili, ricavi in crescita dell&#8217;8% e un rendimento del capitale tangibile del 20%. Risultati che non hanno comunque impedito una delusione rispetto alle attese sugli utili. Goldman Sachs ha superato le previsioni, mentre Citigroup, nonostante profitti superiori al consenso, ha perso oltre il 5% in Borsa, registrando la peggiore seduta dal periodo del Liberation Day.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 soprattutto una scelta di Jamie Dimon a meritare attenzione. JPMorgan ha ridotto i riacquisti di azioni proprie a circa 1,6 miliardi di dollari, dai 6,7 miliardi del trimestre precedente. La banca dispone ancora di capitale in eccesso, ma Dimon ritiene di poterlo impiegare meglio altrove. Ai prezzi attuali delle azioni JPMorgan, investire nell&#8217;attivit\u00e0 bancaria e nelle opportunit\u00e0 offerte dall&#8217;economia promette rendimenti pi\u00f9 interessanti rispetto all&#8217;acquisto di titoli propri. Una considerazione non banale, soprattutto pronunciata da chi conosce bene il valore del capitale e dispone delle risorse per continuare a remunerare gli azionisti.<\/p>\n<p>Dimon continua tuttavia a richiamare l&#8217;attenzione sull&#8217;inflazione, sui prezzi elevati degli asset e sui rischi geopolitici. Durante la conference call ha ribadito che JPMorgan deve essere preparata anche a scenari difficili, compresa l&#8217;eventualit\u00e0 di un Treasury decennale al 6%, precisando che prepararsi a un rischio non significa prevederne la realizzazione. La banca ha contabilizzato 2,7 miliardi di dollari di oneri per perdite su crediti, compresi 539 milioni di incremento netto delle riserve, chiarendo che gli accantonamenti aggiuntivi sul portafoglio corporate dipendono soprattutto da nuove operazioni e non da un deterioramento generalizzato della qualit\u00e0 del credito.<\/p>\n<p>David Solomon, da Goldman Sachs, ha portato il ragionamento direttamente nel settore dell&#8217;intelligenza artificiale. La costruzione dei data center richiede capitali enormi e, se la domanda di finanziamenti continuer\u00e0 a crescere, anche il loro costo potrebbe aumentare. Con una conseguenza piuttosto semplice: progetti economicamente sostenibili con determinati tassi d&#8217;interesse potrebbero non esserlo pi\u00f9 a rendimenti pi\u00f9 elevati.<\/p>\n<p>Solomon non mette in discussione la domanda di capacit\u00e0 di calcolo, che considera ancora superiore all&#8217;offerta. Mette piuttosto in discussione l&#8217;idea che tutti gli investimenti destinati a soddisfarla possano essere ugualmente redditizi.<\/p>\n<p>E sul mercato obbligazionario ha offerto un&#8217;altra osservazione interessante. Un Treasury decennale al 5%, secondo Solomon, non impedisce necessariamente ai mercati dei capitali di funzionare. Il problema nasce quando i rendimenti si muovono troppo rapidamente, costringendo imprese e investitori a rivedere valutazioni e condizioni di finanziamento.<\/p>\n<p>Anche il Fondo Monetario Internazionale, nel World Economic Outlook pubblicato ieri, ha riconosciuto il contributo degli investimenti nell&#8217;intelligenza artificiale alla crescita mondiale, rivedendo dal 3,0% al 3,1% la previsione per il 2026. Ma ha contemporaneamente richiamato l&#8217;attenzione sui rischi legati all&#8217;energia, all&#8217;indebitamento e alla sostenibilit\u00e0 delle valutazioni finanziarie.<\/p>\n<p>Intanto, i numeri dell&#8217;economia reale continuano a sorprendere. Le esportazioni cinesi di settembre sono aumentate del 36,3% su base annua, sostenute in particolare dai prodotti tecnologici. ASML ha annunciato questa mattina ricavi trimestrali per 11,7 miliardi di euro e un utile netto di circa 5 miliardi, accompagnati da un miglioramento delle prospettive annuali. Numeri che sembrano raccontare un&#8217;industria dei semiconduttori ancora sostenuta dagli investimenti, proprio mentre i mercati iniziano a interrogarsi sulla sostenibilit\u00e0 dei rendimenti futuri.<\/p>\n<p>Ma alle 14:30 italiane, quando verr\u00e0 pubblicato il CPI americano di settembre, molti di questi temi potrebbero tornare a convergere su un&#8217;unica domanda: quanto ancora dovr\u00e0 essere restrittiva la Federal Reserve?<\/p>\n<p>Il consenso prevede un&#8217;accelerazione dell&#8217;inflazione complessiva al 3,6% annuo, dal 3,4% di agosto, con prezzi in aumento dello 0,6% mensile contro il precedente 0,4%. Il dato core dovrebbe invece salire dal 2,4% al 2,5% annuo, ma rallentare dallo 0,3% allo 0,2% su base mensile.<\/p>\n<p>Se queste stime saranno confermate, ci troveremo davanti a un&#8217;inflazione che accelera nel suo dato complessivo mentre quella sottostante mostra qualche segnale di moderazione. A spiegare buona parte della divergenza sarebbe l&#8217;energia, con la benzina che secondo le stime avrebbe registrato un rincaro vicino al 9% nel solo mese di settembre.<\/p>\n<p>\u00c8 un problema per la Federal Reserve, e non soltanto perch\u00e9 l&#8217;inflazione resta superiore all&#8217;obiettivo. Un conto \u00e8 un aumento dei prezzi alimentato da consumi eccessivamente vivaci, salari e domanda interna. Un altro \u00e8 un rincaro dell&#8217;energia che aumenta i costi delle imprese e riduce il potere d&#8217;acquisto delle famiglie. Nel primo caso, tassi pi\u00f9 elevati possono contribuire a raffreddare l&#8217;economia. Nel secondo, la politica monetaria pu\u00f2 limitare la trasmissione dello shock agli altri prezzi, ma non pu\u00f2 produrre un barile di petrolio in pi\u00f9.<\/p>\n<p>A complicare ulteriormente il quadro interviene il ciclo degli investimenti tecnologici. Il boom dell&#8217;intelligenza artificiale sostiene la crescita e promette guadagni di produttivit\u00e0 nel lungo periodo, ma richiede oggi enormi quantit\u00e0 di capitale, energia, semiconduttori e infrastrutture.<\/p>\n<p>Lo shock energetico esercita una pressione negativa sull&#8217;offerta, mentre quello tecnologico sostiene investimenti e domanda. Due forze con effetti differenti sulla crescita che possono per\u00f2 contribuire entrambe ad alimentare pressioni inflazionistiche.<\/p>\n<p>La Fed si trova cos\u00ec a dover gestire un&#8217;inflazione con motori differenti utilizzando essenzialmente lo stesso strumento: il costo del denaro.<\/p>\n<p>A settembre la banca centrale ha gi\u00e0 alzato i Fed Funds di 25 punti base, portandoli nell&#8217;intervallo 3,75%-4,00%. I mercati, per\u00f2, si confrontano con rendimenti obbligazionari molto pi\u00f9 elevati: il Treasury decennale si muove intorno al 5,2%, mentre il biennale \u00e8 vicino al 4,8%.<\/p>\n<p>Alla vigilia del CPI, il CME FedWatch attribuiva circa il 20% di probabilit\u00e0 a un nuovo rialzo di 25 punti base nella riunione del 28 ottobre, mentre la probabilit\u00e0 di almeno un ulteriore aumento entro dicembre si collocava intorno all&#8217;88%.<\/p>\n<p>Il mercato considera dunque probabile una nuova stretta entro fine anno, ma ritiene pi\u00f9 plausibile che la Fed si prenda ancora del tempo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 per\u00f2 un altro numero che aiuta a capire perch\u00e9 la banca centrale non possa permettersi di abbassare troppo presto la guardia. Ad agosto il CPI core era al 2,4%, ma il core PCE, l&#8217;indice sottostante delle spese per consumi personali, risultava ancora al 3,0%.<\/p>\n<p>Sei decimi di differenza. Un divario rilevante, considerando che \u00e8 il PCE, nella sua misura complessiva, il riferimento ufficiale dell&#8217;obiettivo di inflazione del 2% della Federal Reserve. Le due misure hanno metodologie e ponderazioni differenti. Le proiezioni pubblicate dalla Fed a settembre indicano del resto un&#8217;inflazione PCE complessiva del 3,7% e una core del 3,4% a fine 2026. Ancora lontane dall&#8217;obiettivo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche una particolarit\u00e0 nel calendario. Il prossimo PCE, relativo a settembre, arriver\u00e0 il 29 ottobre, il giorno successivo alla decisione del FOMC. La Fed dovr\u00e0 quindi decidere senza conoscere il dato completo dell&#8217;indicatore sul quale misura il raggiungimento del proprio obiettivo.<\/p>\n<p>Il CPI di oggi assume cos\u00ec un&#8217;importanza superiore al consueto, perch\u00e9 alcune delle sue componenti permetteranno agli economisti di affinare le stime del PCE.<\/p>\n<p>Ma non tutti gli scenari avrebbero lo stesso significato. Un&#8217;accelerazione concentrata nella componente energetica, accompagnata da una moderazione dell&#8217;inflazione sottostante, sarebbe diversa da un aumento diffuso ai servizi e alle altre componenti core. Nel primo caso la Fed potrebbe trovarsi a gestire uno shock prevalentemente esogeno. Nel secondo avrebbe maggiori ragioni per preoccuparsi della persistenza dell&#8217;inflazione e della necessit\u00e0 di mantenere condizioni monetarie restrittive.<\/p>\n<p>Per i mercati, dunque, il problema non sar\u00e0 soltanto capire se il CPI superer\u00e0 o meno le aspettative. Sar\u00e0 capire quale inflazione sta aumentando e quanto la Fed possa effettivamente fare per contrastarla.<\/p>\n<h2><strong>Bitcoin, il recupero deve ancora convincere<\/strong><\/h2>\n<p>Bitcoin si presenta all&#8217;appuntamento con l&#8217;inflazione intorno agli 83.700 dollari, dopo essere scivolato in prossimit\u00e0 degli 81.000. Un recupero che ha permesso di allontanarsi dai minimi recenti, ma che per il momento trova un riscontro solo parziale nei flussi degli ETF spot americani.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1295456 size-full\" src=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-112800.png\" alt=\"Andamento del prezzo di Bitcoin intorno a 83.700 dollari alla vigilia del CPI USA di settembre 2026\" width=\"1599\" height=\"854\" srcset=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-112800.png 1599w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-112800-300x160.png 300w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-112800-1024x547.png 1024w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-112800-768x410.png 768w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-112800-1536x820.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 1599px) 100vw, 1599px\" \/><\/p>\n<p>Il 13 ottobre i fondi hanno registrato afflussi netti per circa 175,6 milioni di dollari. Una giornata positiva che non cancella per\u00f2 il saldo negativo di circa 600 milioni delle ultime cinque sedute. Anche il bilancio da inizio ottobre resta in rosso, per circa 278 milioni.<\/p>\n<p>Naturalmente, gli ETF americani non rappresentano l&#8217;intero mercato spot di Bitcoin. Restano per\u00f2 un indicatore importante per misurare una componente della domanda istituzionale e verificare se i rialzi siano accompagnati da nuovi capitali.<\/p>\n<p>Nel frattempo, il mercato dei derivati presenta due aree da seguire. La heatmap delle liquidazioni evidenzia una concentrazione di posizioni potenzialmente vulnerabili tra 84.400 e 84.800 dollari. Un superamento di quest&#8217;area potrebbe innescare chiusure forzate delle posizioni short, alimentando un&#8217;accelerazione rialzista.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1295482 size-full\" src=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-101325.png\" alt=\"Heatmap delle liquidazioni di Bitcoin con concentrazione di liquidit\u00e0 tra 84.400 e 84.800 dollari e nell\u2019area 80.400-80.900 dollari\" width=\"1575\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-101325.png 1575w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-101325-300x143.png 300w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-101325-1024x488.png 1024w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-101325-768x366.png 768w, https:\/\/www.etoro.com\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Screenshot-2026-10-14-101325-1536x731.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 1575px) 100vw, 1575px\" \/><\/p>\n<p>Sul lato opposto, tra 80.400 e 80.900 dollari, si concentra un&#8217;altra zona di liquidit\u00e0, dove una discesa dei prezzi potrebbe provocare liquidazioni di posizioni long.<\/p>\n<p>Con il CPI in arrivo, questa configurazione diventa particolarmente interessante. Un&#8217;inflazione core inferiore alle attese, soprattutto se accompagnata da rendimenti reali in calo e da un indebolimento del dollaro, potrebbe favorire una ripresa della propensione al rischio. Bitcoin avrebbe cos\u00ec l&#8217;occasione di mettere alla prova la fascia superiore delle liquidazioni.<\/p>\n<p>Un dato pi\u00f9 elevato del previsto, invece, potrebbe riportare pressione sui Treasury, sostenere il dollaro e rendere pi\u00f9 difficile il recupero delle criptovalute. In questo scenario, la zona degli 81.000 dollari tornerebbe rapidamente sotto osservazione, con il rischio di ulteriori accelerazioni verso l&#8217;area inferiore di liquidit\u00e0.<\/p>\n<p>Wall Street arriva al dato sull&#8217;inflazione con una stagione delle trimestrali che continua a mostrare utili, investimenti e domanda industriale ancora sostenuti. Ma anche con un mercato obbligazionario che impone un costo del capitale sempre pi\u00f9 impegnativo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A guardare gli indici, quella di ieri potrebbe sembrare una seduta di cui c&#8217;\u00e8 poco da ricordare. Lo S&amp;P 500 ha chiuso a -0,02%, il Nasdaq 100 ha ceduto lo 0,31% e il Dow Jones lo 0,35%. In Europa, Stoxx 600 a -0,10% e FTSE Mib appena sopra la parit\u00e0 (+0,04%). 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