JavieraGuti
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Dante Loi
𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝘁𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗮 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼? 𝗡𝗼𝗻 𝗹𝗼 𝘀𝗼, 𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗮𝗶 𝗱𝗮𝘇𝗶! 🇪🇺 🇰🇷 🇬🇧 🇯🇵 🇺🇸 Durante la recente riunione, i principali rappresentanti delle banche centrali di Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Corea e Unione Europea si sono incontrati per discutere l’attuale situazione monetaria globale. Il tema dominante è stato l’impatto potenziale dei dazi americani, che genera incertezza nei mercati. La posizione della Federal Reserve può essere riassunta con una frase emblematica di Jerome Powell: "Tagliare i tassi a luglio? Non lo so, dipende dai dazi." Powell ha ribadito che gli obiettivi principali della Fed restano la stabilità dei prezzi e la piena occupazione (entrambi attualmente in linea con le aspettative). In questo contesto, la Fed manterrà un approccio conservativo, cercando di preservare le proprie risorse per garantirsi maggiore margine di manovra in caso di uno shock inflazionistico causato dall’introduzione di nuovi dazi. In modo simile, anche le altre banche centrali presenti hanno confermato una linea prudente. Tuttavia, mentre la Fed si sta posizionando per contenere il rischio di inflazione interna, le banche centrali di Europa e Asia stanno agendo in modo speculare, preparandosi a contrastare una possibile spinta deflazionistica che i dazi americani potrebbero generare a livello globale. Questo porta a una riflessione più ampia sul ruolo delle banche centrali. Per quanto speciali, restano comunque istituzioni con risorse finite. Possono acquistare, vendere, emettere asset finanziari, ma non fanno miracoli! In questo scenario, intervenire oggi significa avere meno strumenti domani. Ogni decisione sui tassi d'interesse implica un bilancio tra presente e futuro, e influenzare troppo i tassi oggi potrebbe ridurre la capacità di risposta domani. Un dato chiave in questo contesto è la disoccupazione negli Stati Uniti, attualmente al 4%, che equivale praticamente alla piena occupazione. Una parte fisiologica della popolazione sarà sempre in transizione, per lavori stagionali o cambi volontari, ma il quadro generale resta solido e stabile. Tutto questo si inserisce anche in una cornice politica. Powell resterà in carica fino a febbraio 2026, dopo di che sarà nominato un successore. La nomina dipenderà dal presidente in carica, ma dovrà essere approvata dal Senato. Anche se Trump vincesse le elezioni, la sua maggioranza al Senato sarebbe risicata, quindi non è detto che riesca a imporre un nome completamente allineato alla sua visione. È qui che si apre una riflessione più profonda: il valore di una moneta è strettamente legato alla fiducia. Così come un assegno firmato da una persona ritenuta affidabile ha più valore di uno firmato da chi è percepito come inaffidabile, anche se l’importo è identico, allo stesso modo il valore di una valuta riflette la credibilità mentale e istituzionale di chi la gestisce. Che Dio salvi chiunque abbia investimenti il giorno in cui Trump dovesse riuscire a mettere uno dei suoi alla guida della banca centrale! 😂 𝗙𝗼𝗻𝘁𝗶: 📌www.ecb.europa.eu/press/conferences/html/20250630_ecb_forum_on_central_banking.en.html 📌 www.federalreserve.gov/monetarypolicy/May-2025-Federal-Reserve-Balance-Sheet-Developments.htm 📌 www.federalreserve.gov/monetarypolicy/bst_recenttrends.htm 💶 $EURUSD 🇪🇺 💵 $USDKRW 🇰🇷 💷 $GBPUSD 🇬🇧 💴 $USDJPY 🇯🇵 𝗡𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗮 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮: Andrew Bailey (Banca d’Inghilterra), Christine Lagarde (BCE), Jerome Powell (Federal Reserve), Chang Yong Rhee (Banca di Corea), Kazuo Ueda (Banca del Giappone). Moderatrice: Francine Lacqua (Bloomberg TV), al Policy Panel del Forum della BCE sulla Banca Centrale, Sintra, Portogallo, 1° luglio 2025. Translate
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