Daniel Rochlitz
$A2A.MI (A2A Group) oggi è scesa di circa il 4–5%. Il fattore scatenante è il decreto energetico italiano in preparazione, con un valore di circa 2–3 miliardi di euro, il cui obiettivo è ridurre i prezzi dell’elettricità per famiglie e piccole imprese. Il mercato ha reagito immediatamente con vendite su tutto il settore utility. Sono scese anche $ENEL.MI (Enel Power Company) Hera e Italgas. Non si tratta quindi di un problema specifico di una singola società, ma di un movimento settoriale legato a un intervento politico sui prezzi dell’energia. Per contestualizzare – dati attuali per il 2025: – EBITDA attesa: circa 2,17–2,20 miliardi di euro – Debito netto: intorno a 5,5–6 miliardi di euro – ND/EBITDA: circa 2,5× – Dividendo: circa 0,10 euro per azione (rendimento intorno al 4,5–5%) Dal punto di vista della struttura degli utili: – la generazione elettrica rappresenta circa il 40% dell’EBITDA, – il resto proviene da reti regolate, gestione dei rifiuti e altri segmenti più stabili. Questo significa che anche in caso di intervento sui prezzi dell’elettricità, l’impatto riguarderebbe solo una parte del business. Il mercato però ha reagito come se si trattasse di un impatto generalizzato sull’intera società. In uno scenario realistico, oggi viene scontata una riduzione dell’EBITDA a basse cifre percentuali, mentre il titolo è sceso di diversi punti percentuali in una sola seduta. Dal mio punto di vista si tratta di una classica reazione settoriale a una notizia politica. I fondamentali e il profilo di cash-flow di lungo periodo di $A2A.MI non cambiano. Translate
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