I PIR, acronimo di Piani Individuali di Risparmio, sono uno strumento finanziario nato per incentivare i risparmiatori italiani a investire nell’economia reale del Paese, ottenendo in cambio vantaggi fiscali. I versamenti sono soggetti a limiti di 40.000 € l’anno e 200.000€ complessivi. Se mantieni l’investimento per almeno cinque anni, i rendimenti non vengono tassati.


Forse hai sentito parlare dei PIR, o Piani Individuali di Risparmio. Sono accessibili a qualsiasi persona fisica residente in Italia e funzionano con regole chiare, dal limite annuale ai vincoli temporali.

Questa guida spiega cosa sono i PIR, come funzionano e i loro potenziali vantaggi. Esploreremo le caratteristiche principali, i criteri di ammissibilità e cosa devi sapere prima di investire. Le informazioni hanno scopo educativo. Inoltre, eToro al momento non offre i PIR.

Cos’è un PIR?

Un PIR è un piano di investimento specifico per l’Italia che offre vantaggi fiscali e ha l’obiettivo di convogliare i risparmi verso le aziende italiane, offrendo alcuni benefici agli investitori che li detengono per almeno 5 anni. I vantaggi, però, si perdono nel caso in cui si chiuda l’investimento prima che scadano i 5 anni.

Definizione dei Piani Individuali di Risparmio

I PIR, o Piani Individuali di Risparmio, sono stati introdotti dal governo italiano nel 2017 all’interno della Legge di Stabilità. Questi veicoli di investimento sono specificamente progettati per aumentare gli investimenti nelle imprese italiane fornendo incentivi fiscali agli investitori che impegnano il loro capitale a lungo termine.

Ogni persona residente in Italia può aprire solo un PIR, che potrà fungere da contenitore di vari strumenti finanziari.

Investi tramite un PIR, Piano Individuale di Risparmio, offerto da banche, società di gestione del risparmio o compagnie assicurative. I tuoi investimenti devono rispettare regole precise: in particolare, almeno il 70% del portafoglio deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o da società europee con sede stabile in Italia.

In questo modo, i PIR sostengono direttamente l’economia nazionale e, allo stesso tempo, possono garantire agli investitori un trattamento fiscale agevolato.

Lo scopo e i benefici dei PIR

Lo scopo principale dei PIR va oltre la creazione di ricchezza individuale. Questi piani servono una doppia funzione. In primo luogo convogliano i risparmi domestici verso investimenti produttivi all’interno dell’Italia e offrono agli investitori un modo attraente e fiscalmente efficiente per costruire ricchezza.

Investendo nei PIR, poi, stai essenzialmente partecipando alla crescita economica dell’Italia, traendo in parallelo potenziale beneficio dai rendimenti di mercato.

I benefici chiave includono l’esenzione completa dall’imposta sulle plusvalenze e dall’imposta di bollo sugli investimenti qualificati detenuti per almeno cinque anni. Inoltre, gli investimenti PIR sono esenti dall’imposta di successione, un dettaglio che li trasforma in uno strumento efficace per il trasferimento di ricchezza. Nel caso in cui, però, si riscattassero le quote prima dei 5 anni previsti, si perde il beneficio fiscale.

Il limite annuale di investimento è di 40.000 € e 200.000€ totali. Ciò li rende accessibili a un’ampia gamma di investitori, da coloro che stanno appena iniziando il loro percorso di investimento a individui più esperti che cercano diversificazione fiscalmente efficiente. Attualmente, però, sono in pochissimi ad offrire fondi PIR conformi alla normativa italiana. I fondi sono accessibili tramite Amundi Risparmio Italia e Amundi Sviluppo Italia.

Poi, è bene sottolineare che almeno il 70% del fondo deve essere investito in PMI italiane.

Chi è idoneo a investire in un PIR?

I requisiti di idoneità ai PIR sono sorprendentemente semplici. Qualsiasi individuo con residenza fiscale in Italia può aprire un PIR, indipendentemente dall’età o dal livello di reddito. Sono inclusi cittadini italiani, cittadini dell’UE e cittadini non-UE che soddisfano i requisiti di residenza fiscale italiana.

La restrizione chiave è che ogni persona può detenere solo un PIR alla volta, a garanzia che i benefici del programma siano distribuiti equamente tra la popolazione.

Vale la pena notare che i PIR sono rivolti esclusivamente alle persone fisiche (ovvero agli investitori individuali): le società e altre persone giuridiche non possono aprire questi conti.

Se non sei sicuro del tuo status di residenza fiscale, in Italia si considera tale chi trascorre più di 183 giorni all’anno nel Paese, oppure chi ha la residenza anagrafica o il centro principale dei propri interessi personali ed economici in Italia.

Possono aprire un PIR tutte le persone fisiche residenti in Italia, indipendentemente dal fatto che siano studenti, pensionati, lavoratori dipendenti o autonomi. Ecco perché questo strumento è uno degli incentivi di investimento più inclusivi.

Come funzionano i PIR?

I PIR operano come contenitori fiscalmente efficienti per investimenti e richiedono che almeno il 70% del capitale sia allocato su società italiane o con sede in UE ma che svolgono le proprie operazioni in Italia. Per sbloccare i benefici fiscali nella loro interezza, i PIR vanno detenuti per almeno 5 anni.

Opzioni di investimento all’interno di un PIR

All’interno di un PIR, hai molta flessibilità nella scelta degli investimenti, purché soddisfino i requisiti normativi. L’allocazione obbligatoria del 70% a investimenti italiani qualificati può includere azioni quotate sui mercati italiani, obbligazioni emesse da società italiane e quote in fondi comuni italiani.

Il restante 30% può essere investito liberamente, ad esempio su titoli non italiani o liquidità.

Molti investitori scelgono fondi comuni o ETF allineati con i requisiti dei PIR, che mantengono automaticamente l’allocazione su più macro asset. Questi fondi soddisfano requisiti normativi offrendo al contempo gestione professionale e diversificazione.

Un’alternativa valida è rappresentata dai Piani Individuali Pensionistici (PIP), un utile prodotto complementare per gestire al meglio i propri investimenti. I PIP condividono con i PIR l’obiettivo di favorire il risparmio a lungo termine, ma operano in un ambito previdenziale. Possono rappresentare una valida integrazione strategica per chi desidera bilanciare vantaggi fiscali e obiettivi di pensione a lungo termine.

I PIR basati su assicurazioni sono un’altra opzione di vasto interesse, dato che uniscono il potenziale di crescita dell’investimento con i benefici dell’assicurazione sulla vita. Gli investitori più esperti e consapevoli dei rischi possono cimentarsi con lo stock picking, selezionando singole società italiane.

Vantaggi fiscali e considerazioni

I Piani Individuali di Risparmio offrono un regime fiscale agevolato che li rende particolarmente interessanti per chi investe con un orizzonte di medio-lungo periodo. Le agevolazioni toccano vari punti come plusvalenze, imposte annuali e successione.

AspettoRegime standardCon PIR
Plusvalenze, dividendi, interessiTassati al 26%Esenti se detenuti ≥ 5 anni (altrimenti tassazione piena)
Imposta di bollo0,2% annuo sul valore degli investimentiNon applicata
Imposta di successioneFino all’8%Esenzione totale

Le agevolazioni si concretizzano solo nel caso in cui l’investitore mantenga il PIR per almeno cinque anni. Il periodo si applica a ciascun investimento effettuato.

Periodi di vincolo e regole di prelievo

Il periodo di detenzione di cinque anni è la pietra miliare delle normative sui PIR, ma è più flessibile di quanto possa sembrare a prima vista. L’investitore può infatti prelevare i fondi in qualsiasi momento, dato che non c’è alcun vincolo assoluto che limiti l’accesso ai fondi da parte dell’investitore.

Tuttavia, in caso di prelievo anticipato si concretizzano conseguenze fiscali significative. Innanzitutto, sarà dovuta l’imposta standard del 26% su eventuali guadagni, oltre alla potenziale perdita di benefici fiscali già ricevuti.

Il conteggio dei cinque anni si applica a ciascun versamento effettuato. In pratica, ogni nuovo contributo inserito nel PIR avvia il conteggio solo per la quota corrispondente, così come previsto dalla normativa italiana vigente. Una volta trascorso il quinquennio, puoi prelevare senza imposte mantenendo comunque attivo il PIR. Attenzione, perciò, ogni nuovo versamento sarà vincolato a rispettare a sua volta i cinque anni previsti dalla normativa.

Il PIR è giusto per te?

I PIR si adattano agli investitori con orizzonti di cinque anni che cercano un’esposizione fiscalmente efficiente ai mercati italiani, ma richiedono un’attenta considerazione di vari fattori, come obiettivi, tolleranza al rischio e opzioni alternative.

Allineare i PIR con i tuoi obiettivi di investimento

Determinare se un PIR si adatta alla tua strategia di investimento richiede una valutazione onesta dei tuoi obiettivi finanziari e della tua finestra temporale. I PIR danno il loro meglio agli investitori che possono allocare i propri fondi per almeno cinque anni e vogliono esporsi alla potenziale crescita del mercato finanziario ed economico in Italia.

PIR particolarmente attraenti se sei in una fascia fiscale più alta, poiché i risparmi fiscali diventano più consistenti. Considera le tue esigenze di diversificazione del portafoglio più ampie. Se è vero che i PIR offrono benefici fiscali, comportano una concentrazione geografica dei tuoi investimenti su asset esclusivamente italiani.

Per i giovani professionisti che vogliono costruire la propria ricchezza sul lungo termine, i PIR possono costituire un nucleo di investimento fiscalmente efficiente. Allo stesso modo, chi si avvicina alla pensione e ha un orizzonte di 5-10 anni può considerare i PIR uno strumento utile, grazie al vantaggio di generare rendimenti esenti da imposte una volta trascorso il periodo minimo.

Al contrario, se ti serve liquidità per obiettivi a breve termine, ad esempio comprare casa entro tre anni, o sei già molto esposto al mercato italiano tramite lavoro o altri investimenti, i PIR potrebbero non essere la scelta più adatta.

Confrontare i PIR con altri veicoli di investimento

Per un’attenta considerazione dei PIR, conviene metterli a confronto con altre forme di investimento disponibili in Italia. I conti di trading tradizionali garantiscono massima libertà nella scelta degli strumenti e non hanno vincoli temporali, ma i rendimenti sono tassati al 26%.

I fondi pensione, invece, consentono di dedurre i versamenti e applicano aliquote ridotte sui prelievi. Il capitale, però, resta vincolato fino al pensionamento. Le polizze vita offrono vantaggi fiscali e utilità nella pianificazione successoria, ma di solito presentano costi di gestione più alti.

I PIR rappresentano una via di mezzo interessante: offrono più flessibilità rispetto ai fondi pensione, una maggiore efficienza fiscale confrontati con gli investimenti tradizionali e risultano meno complessi delle polizze assicurative.

Sono particolarmente adatti a obiettivi di medio periodo (5-15 anni), quando i vincoli pensionistici appaiono troppo rigidi ma la tassazione sugli investimenti ordinari rischierebbe di erodere i guadagni. Il tetto annuo di 40.000 € e 200.000€ totali li rende complementari ad altre soluzioni di investimento, piuttosto che un sostituto totale.

Suggerimento: considera i PIR all’interno di una strategia di investimento diversificata, combinandoli con contributi pensionistici per la pensione e conti di investimento che diano flessibilità a breve termine.

Considerazioni finali

I PIR rappresentano un’opportunità interessante per chi vive in Italia e vuole coniugare benefici fiscali e sostegno all’economia nazionale. Non sono però adatti a ogni profilo di risparmiatore. Ricorda che l’investimento massimo annuale è pari a 40.000 €, mentre quello totale non può superare i 200.000 €. In caso di disinvestimento prima che passino 5 anni, si perderanno gli incentivi fiscali.

Ora che conosci bene regole e meccanismi di funzionamento, sarà più semplice capire se inserirli o meno nel tuo portafoglio, così da prendere decisioni più consapevoli.

L’esenzione totale dalle imposte sui rendimenti, l’esclusione dall’imposta di successione e il tetto annuo di 40.000 euro, alla portata di molti risparmiatori, fanno dei PIR una scelta interessante per i residenti in Italia. Il vincolo minimo di 5 anni li rende, però, adatti soprattutto a investitori pazienti e orientati al lungo termine, capaci di sfruttare appieno i vantaggi fiscali e contribuendo al tempo stesso all’economia nazionale.

Come sempre quando si parla di operazioni finanziarie, prima di aprire un PIR è importante valutare la propria situazione personale, la propensione al rischio e gli obiettivi.

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Domande frequenti

Quali sono i benefici fiscali di investire in un PIR?

I PIR offrono l’esenzione totale dall’imposta del 26% sulle plusvalenze su tutti i rendimenti, se mantenuti per almeno cinque anni. Inoltre, sono esenti dall’imposta di bollo annuale dello 0,2% sugli investimenti finanziari e vengono trasmessi agli eredi senza applicazione dell’imposta di successione. Questi vantaggi si applicano a tutti i guadagni, inclusi dividendi e interessi maturati all’interno del PIR. Se, però, si esce dall’investimento prima che siano passati 5 anni, si perdono i benefici fiscali.

Quali tipologie di investimenti sono ammesse in un PIR?

I PIR devono investire almeno il 70% in strumenti italiani qualificati, tra cui azioni quotate sui mercati italiani, obbligazioni societarie di aziende italiane e quote di fondi comuni italiani. Il restante 30% può essere investito in modo più flessibile. Molti investitori scelgono fondi comuni o ETF conformi alla normativa sui PIR, così da rispettare automaticamente tali requisiti.

Per quanto tempo devo mantenere il mio investimento in un PIR?

Per beneficiare delle agevolazioni fiscali, è necessario detenere il PIR per almeno cinque anni. Questo periodo decorre per ogni versamento. Sebbene sia possibile effettuare prelievi in anticipo, in tal caso i guadagni verrebbero tassati interamente con l’aliquota ordinaria del 26%, annullando di fatto i vantaggi fiscali del PIR.

Posso avere più di un PIR?

No, la normativa italiana prevede che ciascun individuo possa detenere un solo PIR alla volta. Questa regola serve a garantire una distribuzione equa dei benefici fiscali e ad evitare che gli investitori con grandi patrimoni possano ridurre le imposte distribuendo i capitali su più PIR. Il limite massimo annuo è fissato a 40.000 €, mentre la cifra massima totale non può superare i 200.000 €.

Cosa succede al mio PIR se mi trasferisco all’estero?

Se si perde la residenza fiscale in Italia, è possibile mantenere il PIR già esistente ma non effettuare nuovi versamenti. I benefici fiscali rimangono validi per gli investimenti già effettuati, a condizione che venga rispettato il requisito dei cinque anni di detenzione. È comunque consigliabile consultare un professionista fiscale per valutare la propria situazione specifica in caso di trasferimento.

Le presenti informazioni vengono fornite al solo scopo educativo e non rappresentano consigli d’investimento o suggerimenti personali. Tali informazioni non devono quindi essere interpretate come offerte o solleciti di compravendita di strumenti finanziari.

Il materiale è stato preparato senza tener conto di precisi obiettivi d’investimento o specifiche situazioni finanziarie e non soddisfa pertanto i criteri legali e legislativi previsti per la promozione di ricerche indipendenti.

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