Le ultime settimane di agosto hanno un suono preciso per chiunque abbia figli in età scolare. È il rumore delle agende che si riaprono, dei gruppi WhatsApp di classe che escono dal letargo estivo e delle liste dei libri stropicciate tra le mani. La vacanza non è ancora finita, ma il pensiero delle famiglie italiane si è già spostato: dal costo dell’ombrellone a quello dello zaino il passo è breve, e la sensazione è la stessa. Un’altra voce di spesa arriva proprio quando il portafoglio avrebbe bisogno di tirare il fiato.
Ma quanto è davvero aumentato il costo della scuola?
La risposta più immediata sarebbe quasi il 20% dal 2020. Quella economicamente più interessante richiede di guardare oltre il totale.
Per il nuovo anno scolastico Federconsumatori stima 673,60 euro per il corredo, ricambi compresi, il 2,3% in più rispetto al 2025. Aggiungendo la spesa media per libri e dizionari si arriva a 1.219,26 euro, circa il 2% in più rispetto allo scorso anno. Il conto torna sopra i 1.200 euro dopo la flessione del 2025, pur restando sotto i 1.238,44 euro del 2024. Rispetto al 2020 sono circa 200 euro in più. Il titolo verrebbe quasi da solo: ancora caro scuola.

Prima di scriverlo, però, conviene cambiare il denominatore.
Perché il confronto di lungo periodo cambia se si porta il 2020 a prezzi di oggi. Nel 2020 libri e corredo costavano complessivamente 1.019,10 euro. A prezzi di luglio 2026, rivalutati con il calcolatore Istat Rivaluta da settembre 2020, quella stessa cifra varrebbe circa 1.251,50 euro. Il +19,6% nominale accumulato in sei anni diventa quindi un calo di circa il 2,6% una volta riportato il valore di allora al potere d’acquisto attuale.
Anche il reddito fornisce un’indicazione nella stessa direzione. Il reddito disponibile reale pro capite delle famiglie italiane, secondo Eurostat, è cresciuto di circa il 6% rispetto al terzo trimestre del 2020. Il confronto, certo, richiede cautela. Perché l’ultimo dato disponibile arriva al primo trimestre del 2026 e riguarda la media della popolazione, non specificamente le famiglie con figli in età scolastica, che hanno un paniere più rigido e una quota maggiore di consumi inelastici. Ma il messaggio macroeconomico resta interessante: rispetto alla capacità media di spesa reale, libri e corredo sembrano oggi pesare meno di sei anni fa.

Il conto nominale è aumentato. In termini reali, però, il back to school tradizionale non sembra pesare più del 2020.
Prima il bilancio, poi lo zaino
Ma il punto non è il prezzo dello zaino. È quando quella spesa arriva, quanto è concentrata e quanto resta eludibile.
Una famiglia con due figli alle superiori può affrontare un esborso puntuale vicino ai 3.000 euro tra agosto e ottobre. Non è un tema da portafoglio azionario. È un tema di liquidità e di stagionalità del bilancio.
Il conto medio di libri e corredo, 1.219 euro a studente, per due figli fa già circa 2.440 euro. Se anche uno dei due entra in un nuovo ciclo, il premio delle superiori alza ulteriormente l’asticella: prima media con corredo 1.235 euro, primo anno delle superiori 1.479 euro. Due ingressi nello stesso autunno superano i 2.700 euro soltanto su libri e materiale. Non è la media. È lo shock di cassa di chi ha più di un figlio e un cambio di ciclo.

A questo si aggiunge ciò che il confronto con il 2020 non riesce a cogliere soltanto attraverso i prezzi: è cambiato ciò che consideriamo parte dello zaino.
Federconsumatori stima nel 2026 oltre 421 euro tra PC, programmi e dispositivi utili alla didattica, esclusa un’eventuale nuova connessione internet. Per una famiglia che debba acquistare anche queste dotazioni, sommando tecnologia, libri e corredo il conto può superare i 1.640 euro a studente. Con due figli, e se la dotazione non è già in casa, i 3.000 euro smettono di essere un’ipotesi estrema.
Da quest’anno nel monitoraggio compare anche il costo di un abbonamento a una piattaforma di intelligenza artificiale. Ed è questo, più del prezzo del singolo dispositivo, il cambiamento interessante per chi guarda i bilanci familiari.
Un quaderno è un bene consumabile: finisce e va ricomprato. Un computer è un bene durevole: può durare diversi anni. Software, piattaforme e servizi in abbonamento introducono una terza logica, quella della spesa ricorrente. Il back to school comincia così a estendersi oltre il conto concentrato tra agosto e settembre. Una parte degli strumenti usati per studiare può accompagnare il bilancio mese dopo mese.
La scuola sta importando la logica dell’abbonamento che le famiglie già conoscono da streaming, cloud e software. Non è ancora un fatto di massa. È un cambio di regime contabile: da spesa concentrata a spesa che torna.
La domanda, a questo punto, si spezza in due. Da una parte c’è il kit tradizionale: libri e corredo, il totale che fa notizia ogni agosto. Dall’altra c’è ciò che quel totale non mostra. Se il caro scuola non emerge con particolare forza guardando al kit del 2020, dove si nasconde?
Quando il totale inganna
Il corredo scolastico passa da 540,90 euro nel 2020 a 673,60 euro nel 2026, quasi +25%. Rivalutando però la cifra di allora ai valori monetari attuali si arriverebbe a circa 664,20 euro. Del grande rincaro nominale rimane quindi appena l’1,4%.
Per libri e dizionari il risultato è ancora più netto. La spesa media passa da 478,20 euro nel 2020 a 545,66 euro nel 2026, +14,1%. Ma i 478,20 euro di allora, rivalutati ai valori monetari attuali, equivarrebbero oggi a circa 587,20 euro. In termini comparabili, il conto medio del 2026 risulta quindi inferiore del 7,1%. Il dato va interpretato con cautela. Federconsumatori misura la spesa legata alle adozioni scolastiche, che cambia anche in funzione dei testi richiesti nelle diverse classi e nei diversi indirizzi. Non è quindi un indice puro del prezzo dei libri.
Resta invece molto concreto il salto tra i due cicli scolastici. Nel 2026 libri e dizionari costano 561,61 euro per chi entra alle medie e 805,15 euro per chi comincia le superiori: 243,54 euro in più, un premium del 43,4%. Non è il minimo del periodo, nel 2023 il differenziale era sceso al 42,5%, ma è nettamente più basso del 55% circa osservato nel 2024. Già questo suggerisce quanto sia riduttivo parlare di un unico “costo della scuola”. La dispersione diventa ancora più evidente passando dalle stime di spesa agli indici dei prezzi.
Non esiste una sola inflazione scolastica
Per capire dove si siano concentrati davvero i rincari abbiamo ribasato a 100 le principali serie dell’inflazione al consumo Istat a settembre 2020 e seguito la loro evoluzione fino a luglio 2026.

Nello stesso periodo in cui l’indice generale dei prezzi è salito del 23,95%, i libri scolastici sono aumentati del 15,74%, gli articoli di cartoleria del 21,22% e gli altri articoli di cancelleria e materiale da disegno del 24,28%. Le mense scolastiche si fermano al +10,96%, i servizi di istruzione al +2,70%.
Anche i dati Istat confermano quindi che i libri non sono stati il principale motore del caro scuola: dal settembre 2020 il loro indice è cresciuto meno dell’inflazione generale. Ma le grandi categorie raccontano soltanto una parte della storia.
Se gli indici Istat permettono di osservare dall’alto il fenomeno, le tabelle di Federconsumatori consentono di aprire lo zaino e guardare cosa è successo ai singoli prodotti. Tra il 2020 e il 2026 diciotto sono gli articoli presenti in maniera comparabile nei monitoraggi, dagli astucci ai diari, dagli zaini ai quaderni, mantenendo separati i prezzi della grande distribuzione da quelli delle cartolibrerie.
Posto il 2020 uguale a 100, nel 2026 questo paniere arriva a circa 120,1 nella GDO e a 126,0 nelle cartolibrerie. Significa un rincaro medio del 20,1% nei supermercati e ipermercati e del 26% nelle cartolibrerie. Anche qui il confronto con il +23,95% dell’inflazione generale non segnala un’anomalia particolarmente evidente. Nella GDO il paniere è aumentato meno del costo della vita, nelle cartolibrerie leggermente di più.
Anche l’ultimo anno racconta due dinamiche diverse. Sul nostro paniere costante i prezzi scendono di circa l’1% nella GDO e salgono dell’1,8% nelle cartolibrerie, valori molto vicini al −1,1% e al +2,3% rilevati da Federconsumatori sull’insieme dei prodotti monitorati. Fin qui, ancora una volta, nessuna esplosione generalizzata.
Poi togliamo quasi tutto. Restano un quaderno, un quadernone e una confezione da dodici matite colorate. Ed è qui che cambia il grafico.
L’inflazione dell’inevitabile
Questi tre articoli non sono scelti per produrre un titolo. Sono le voci che, nella serie Federconsumatori 2020-2026, si ripetono in forma comparabile e che una famiglia non può rinviare, sostituire con l’usato o smettere di ricomprare durante l’anno.
Posto ancora il 2020 uguale a 100, questo piccolo paniere degli essenziali arriva nel 2026 a circa 142,9 nella GDO e 142,1 nelle cartolibrerie. Oltre +42%. Quasi venti punti percentuali più dell’inflazione generale.
Rapportato all’aumento complessivo dei prezzi, il costo relativo di questi tre prodotti è oggi circa il 15% più alto rispetto al 2020. E anche tenendo conto del miglioramento medio del reddito disponibile reale pro capite, il loro peso resta superiore rispetto a sei anni fa.
È qui che il caro scuola resiste. Il totale lo nasconde. Gli essenziali lo fanno emergere.
Il caso dei quaderni rende immediatamente visibile la distanza. Nella GDO un quaderno passa da 0,90 euro nel 2020 a 1,50 euro nel 2026, +66,7%. Un quadernone sale da 2,10 a 3,10 euro, quasi +48%. In cartolibreria il quaderno passa da 1,26 a 2,10 euro, ancora +66,7%, mentre il quadernone sale da 2,55 a 4,20 euro, quasi +65%.
Il punto non è soltanto la percentuale. Un quaderno costa pochi euro, ma finisce. E quando finisce va ricomprato. È la frequenza a cambiare la natura della spesa.
Si può rimandare l’acquisto di uno zaino nuovo. Si può cercare un libro usato. Si può continuare a utilizzare ciò che si possiede già. È molto più difficile rinunciare al materiale che viene consumato durante l’anno scolastico.
È questa l’inflazione dell’inevitabile: quella che non necessariamente produce il conto più grande, ma colpisce le voci sulle quali la famiglia ha meno possibilità di rinvio, sostituzione o rinuncia. Accanto a essa, come si è visto, se ne sta formando un’altra: quella della spesa che non finisce a settembre, perché arriva sotto forma di abbonamento.
Quanto conta poter scegliere
L’inflazione vissuta da una famiglia dipende anche da quanto è possibile modificare il proprio comportamento.
Nel 2026 Federconsumatori stima un risparmio superiore al 29% ricorrendo ai libri usati. Applicato alla spesa media di 545,66 euro significa scendere indicativamente sotto i 387 euro, oltre 158 euro di differenza. Il comportamento di acquisto può quindi incidere sul conto molto più della variazione annuale del prezzo dei libri. Lo stesso vale per il luogo in cui si compra.
C’è poi il prezzo delle caratteristiche aggiuntive, esempio tra uno zaino tradizionale e la sua versione trolley. Nel 2026 il sovrapprezzo medio del trolley arriva a circa il 22,5% nella GDO, al 62% nelle cartolibrerie e al 42% online. Nella grande distribuzione poi uno zaino “cartoni” costa 69,90 euro contro gli 84,50 della versione trolley. Per quello di marca si passa da 74,90 a 92,90 euro.
Da una parte c’è il costo dell’inevitabile. Dall’altra il prezzo della scelta. Trolley, brand, design, licensing e funzionalità possono trasformare un prodotto di base in una fascia di consumo molto diversa. E anche il concetto di scelta merita qualche cautela. Non è infatti solo una questione di marketing. Esiste una pressione sociale invisibile ma ferocissima. L’”effetto brand” all’interno della scuola non è un vezzo, ma un meccanismo di inclusione. Per molti genitori, l’acquisto del marchio non è una scelta frivola, ma un tentativo di proteggere i figli dal rischio di esclusione o scherno. Il “necessario” finisce così per includere anche il “superfluo di marca”, gonfiando ulteriormente il budget familiare.
Oltre il totale
Il caro scuola del 2026 racconta quindi una storia molto più complessa di quella suggerita dal semplice totale.
Libri e corredo costano nominalmente quasi il 20% più del 2020, ma una volta rivalutata la spesa di allora il conto tradizionale risulta leggermente inferiore. Dentro quella media convivono però libri cresciuti meno dell’inflazione generale, quaderni rincarati di oltre il 60%, differenze significative tra canali di vendita, sovrapprezzi legati alle caratteristiche del prodotto e una componente digitale che sta introducendo nuove forme di spesa ricorrente.
Per capire il vero caro scuola bisogna quindi guardare oltre il totale: cosa compriamo, quanto spesso dobbiamo ricomprarlo e quanta libertà abbiamo di evitarlo.
Perché un quaderno da pochi euro può raccontare l’inflazione molto meglio di uno zaino da cento. Soprattutto quando, finita l’ultima pagina, bisogna comprarne un altro.