Wall Street fa il miglior agosto dal 2021, ma il rally cambia protagonisti

Agosto aveva iniziato promettendo nuovi record e termina lasciando soprattutto nuove domande, dal peso crescente del debito pubblico alle prossime decisioni di politica monetaria. Il tutto sullo sfondo del tema geopolitico, tornato a riscaldarsi.

Lo S&P 500 ha chiuso il mese in rialzo del 2,6%, il Nasdaq 100 il 4,2%, il FTSE MIB lo 0,8%. Numeri che, presi da soli, raccontano semplicemente un altro mese favorevole agli asset rischiosi. Wall Street ha addirittura archiviato il miglior agosto dal 2021.

Eppure, il percorso è stato molto meno lineare.

Lo S&P 500 ha superato quota 7.800 il 13 agosto, appena sette sedute dopo aver oltrepassato per la prima volta i 7.700 punti, ma non è riuscito a consolidare il movimento e ha terminato il mese a 7.686. Anche Piazza Affari ha incontrato maggiori difficoltà una volta avvicinatasi all’area dei 54 mila punti.

Il mercato ha quindi continuato a salire, ma con meno facilità. E soprattutto ha cominciato a cambiare protagonisti.

Dal timore della SaaSpocalypse alla prova dei ricavi

La vera sorpresa tecnologica di agosto non arriva dai semiconduttori.

L’ETF IGV dedicato al software ha guadagnato circa il 16% nel mese, contro il 3% dell’SMH sui semiconduttori. Ma sarebbe prematuro parlare di passaggio del testimone: da inizio anno SMH rimane avanti di oltre 50 punti percentuali.

Sta accadendo qualcosa di diverso. Il trade sull’intelligenza artificiale sembra iniziare ad allargarsi dall’infrastruttura alle applicazioni.

Il movimento è stato ampio, ma tutt’altro che indiscriminato. Quasi l’80% delle società software presenti nell’IGV ha chiuso l’ultimo mese in rialzo, con una performance mediana vicina al 14%. Allo stesso tempo cinque società hanno spiegato circa due terzi della performance dell’ETF.

Palantir ha guadagnato oltre il 50%, Salesforce il 40%, ServiceNow il 33%, CrowdStrike il 21%. Atlassian è arrivata addirittura a superare il 90%.

Dietro i rialzi ci sono soprattutto numeri.

Palantir ha aumentato i ricavi trimestrali del 93%, con il business commerciale americano in crescita del 149%. Atlassian ha riportato ricavi +28% e cloud +31%. Salesforce ha visto l’ARR di Agentforce e Data 360 crescere di oltre il 210%, mentre ServiceNow ha superato il miliardo di dollari di annual contract value legato alle proprie soluzioni AI.

Per mesi il mercato si è domandato quali società software sarebbero state distrutte dall’intelligenza artificiale. Agosto sembra aver introdotto una domanda diversa: quali riusciranno a venderla?

La distinzione conta perché il recupero non ha coinvolto tutti. Datadog ha perso oltre l’11%, Cadence è rimasta leggermente negativa e altri nomi hanno partecipato solo marginalmente.

Il timore della cosiddetta SaaSpocalypse non è quindi scomparso. Il mercato sembra però aver smesso di considerare tutte le società software potenziali vittime dell’AI e ha iniziato a distinguere quelle che possiedono dati, distribuzione, workflow e clienti attraverso i quali l’intelligenza artificiale può essere monetizzata.

Lo stesso fenomeno è visibile, con caratteristiche differenti, in Europa.

SAP ha guadagnato il 21% in agosto, proseguendo il recupero iniziato dopo la trimestrale di luglio.  Nello stesso mese Infineon ha perso quasi meno del 9% e STMicroelectronics quasi il 6%, mentre ASML, ASM International e BESI si sono mosse poco.

Anche qui, quindi, sarebbe riduttivo parlare semplicemente di tecnologia europea in rialzo. C’è stato soprattutto un ritorno di attenzione verso il software. E la trasformazione ha anche una rappresentazione simbolica. Con una capitalizzazione vicina a 221 miliardi di euro, SAP è tornata a valere più di Siemens, circa 219 miliardi. Nel confronto tra le maggiori società europee è ormai alle spalle soltanto di un ristretto gruppo di colossi come ASML, HSBC, Roche, Novartis e LVMH.

Quello visto ad agosto appare quindi meno come un generico ritorno del settore tecnologico e più come una rotazione interna alla tecnologia.

Il silicio continua a rappresentare uno dei grandi vincitori del 2026. Ma, dopo aver pagato per mesi il timore di essere una delle vittime dell’AI, il software prova ora a presentarsi come uno dei suoi beneficiari. Un mese non basta per decretare il passaggio del testimone. La distanza accumulata da inizio anno rimane enorme. Ma è probabilmente uno dei temi più importanti da monitorare nei prossimi mesi.

Il rally che arriva dalle miniere

Accanto al ritorno del software, agosto ha avuto un altro protagonista meno tecnologico, almeno in apparenza.

Le Basic Resources sono state il miglior settore europeo del mese, con un rialzo vicino al 10% e una performance da inizio anno superiore al 30%. Negli Stati Uniti il Materials Select Sector SPDR si è fermato al 4%, ma scendendo più in profondità nella catena il movimento diventa molto più evidente: l’ETF XME su metals & mining ha guadagnato il 17%, quello sui produttori d’oro GDX il 33%.

L’oro ha fornito una prima spiegazione, guadagnando quasi il 10% nel mese. Per le società minerarie il movimento della materia prima viene amplificato dalla leva operativa: quando il prezzo del metallo sale più rapidamente dei costi di produzione, la crescita dei margini può essere molto superiore a quella del sottostante.

Ma agosto non è stato soltanto oro. Il rame si è mantenuto sopra i 14 mila dollari per tonnellata e vicino ai propri record storici.

Ma sarebbe comunque eccessivo parlare di ritorno generalizzato delle commodity. La differenza tra il +4% dei Materials americani, il +17% di metals & mining e il +33% dei produttori d’oro mostra quanto la selezione sia rimasta elevata.

Quando Parigi assomiglia più a Roma di quanto Roma assomigli a Parigi

In Europa agosto consegna anche una fotografia che qualche anno fa sarebbe stata molto più difficile da immaginare.

  • FTSE MIB +0,8%.
  • CAC 40 -2,1%.

Il contrasto diventa ancora più evidente guardando ai finanziari. Quelli italiani hanno guadagnato mediamente il 2,7%, quelli francesi hanno perso il 4,4%.

Société Generale ha ceduto l’11%, BNP Paribas il 6%, Crédit Agricole il 4%. Sul fronte italiano Intesa Sanpaolo è salita del 4%, UniCredit del 3%, Banco BPM del 2%.

Dietro la divergenza c’è anche un mercato obbligazionario europeo che sta ridisegnando le proprie vecchie gerarchie. Il rendimento decennale francese ha superato quello italiano e la Francia è diventata uno dei principali punti di attenzione dell’area euro, tra debito crescente, difficoltà di bilancio e instabilità politica. Dall’altra parte, l’Italia beneficia di una percezione di maggiore disciplina fiscale e, soprattutto, di una stabilità politica che per il Paese rappresenta quasi un’anomalia storica. Venerdì 4 settembre il governo Meloni raggiungerà infatti 1.413 giorni in carica, superando i 1.412 del Berlusconi II e diventando il governo più longevo della storia repubblicana.

Il rischio sovrano europeo viene nuovamente prezzato Paese per Paese, senza applicare automaticamente le gerarchie che avevamo imparato durante la crisi dell’euro.

E in agosto la penalizzazione politica è arrivata soprattutto dalla Francia.

Piazza Affari sale, ma pochi titoli fanno molto lavoro

Il +0,8% del FTSE MIB potrebbe sembrare ancora una volta il risultato dei pesi maggiori.

UniCredit ha contribuito per circa 51 punti base alla performance mensile. Intesa Sanpaolo per altri 51. Ferrari ne ha aggiunti circa 38. Sul fronte opposto Enel ne ha sottratti 38, STM circa 23 ed Eni 17. Considerando i dieci titoli con il peso maggiore nell’indice, il contributo complessivo è stato vicino a 77 punti base rispetto agli 84 guadagnati dal FTSE MIB. Circa il 92% della performance del mese è quindi spiegabile attraverso i suoi pesi massimi.

Ma sarebbe una lettura troppo veloce. Ad agosto il FTSE MIB Equal Weight, nel quale ogni società ha la stessa importanza, ha guadagnato lo 0,73%, leggermente poco meno dello 0,84% dell’indice tradizionale. Anche la fotografia dei singoli titoli mostra una partecipazione abbastanza ampia: 23 dei 40 componenti hanno chiuso il mese in rialzo, 16 in calo e uno sostanzialmente invariato.

Rimane comunque una forte dispersione interna. Tra i titoli italiani Saipem ha guadagnato il 9%, Lottomatica l’8%, Ferrari e Telecom Italia il 7%, mentre Fincantieri ha perso l’8%, Leonardo e STMicroelectronics il 6%.

Il petrolio non sale (nel mese), le società petrolifere sì

C’è poi un’apparente contraddizione.

Il Brent ha terminato agosto sostanzialmente invariato, -0,4%. Eppure, l’Energy Select Sector SPDR ha guadagnato il 7%, XOP il 7% e l’ETF OIH dedicato ai servizi petroliferi addirittura il 12%.

Il mercato azionario ha quindi premiato l’energia molto più della commodity.

Una spiegazione arriva dal livello assoluto del petrolio più che dalla sua variazione mensile. Agosto si è chiuso con il Brent nuovamente sopra 90 dollari, dopo la riaccensione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

Per produttori e società di servizi petroliferi conta infatti quanto a lungo i prezzi riescono a rimanere elevati, non soltanto quanti punti percentuali guadagna il barile tra il primo e l’ultimo giorno del mese.

È probabilmente questo che gli investitori hanno comprato: durata del ciclo, cash flow e maggiore attività.

Oro e Bitcoin, due assicurazioni molto diverse

Infine, ci sono i due numeri più vistosi dell’intero mese.

La classica divisione tra risk-on e risk-off aiuta poco a interpretare una configurazione di questo tipo.

Nel caso di Bitcoin hanno contribuito gli acquisti degli ETF spot, la riduzione dei rendimenti seguita all’ampliamento dei buyback del Treasury e un violento short squeeze. Il movimento ha portato Bitcoin da circa 64 mila dollari verso quota 80 mila in pochi giorni.

L’oro ha invece continuato a beneficiare di un ambiente nel quale rischio geopolitico, dubbi fiscali e rendimenti di lungo termine particolarmente elevati convivono.

Il risultato può sembrare contraddittorio soltanto se si cerca di assegnare al mercato un unico stato d’animo. Gli investitori continuano a comprare crescita e utili, ma contemporaneamente cercano asset capaci di offrire una qualche forma di protezione da un quadro monetario, fiscale e geopolitico meno stabile.