Il 14 agosto si è chiusa la finestra dei 45 giorni che la SEC concede agli investitori istituzionali per depositare i filing 13F, la fotografia obbligatoria delle partecipazioni azionarie statunitensi detenute al 30 giugno. È uno degli appuntamenti più attesi da chi segue il grande capitale, e questa volta arriva dopo un trimestre tutt’altro che ordinario. Lo S&P 500 ha guadagnato il 14,87% in termini di prezzo, la migliore performance trimestrale dal secondo trimestre del 2020 e il quarto miglior secondo trimestre di questo secolo, alle spalle soltanto del 2020 (+20%), del 2009 (+15,2%) e del 2003 (+14,9%).
Ma trattare i 13F come una lista della spesa degli investitori più famosi è l’errore più comune. Questo perché il filing riporta la quantità di titoli e il fair value alla fine del trimestre, non il prezzo pagato né il momento in cui l’operazione è avvenuta.
Anche copiare i grandi nomi non equivale automaticamente a battere il mercato. Negli ultimi dieci anni, dal 17 agosto 2016 al 17 agosto 2026, il Global X Guru ETF, costruito sulle idee a maggiore convinzione di un gruppo selezionato di hedge fund, ha guadagnato il 201,68%, contro il 253,84% dello SPY. Il confronto non dimostra che i singoli gestori abbiano sottoperformato, perché l’ETF replica soltanto una parte delle loro esposizioni, applica regole proprie e lavora inevitabilmente con un ritardo informativo. Ricorda però una cosa: trasformare i 13F in una strategia passiva non garantisce alcuna sovraperformance sistematica.

Con questa cautela, il secondo trimestre racconta una storia molto più interessante della semplice domanda su chi abbia comprato cosa.
Microsoft, il consenso che consenso non è
Prendiamo Microsoft. A prima vista il verdetto sembra semplice: guida la classifica Dataroma degli acquisti e degli incrementi del trimestre con 18 gestori, davanti a Meta e Visa con 14 e Amazon con 11. Anche l’ownership resta elevatissima, con Microsoft presente nei portafogli di 37 superinvestitori, GOOGL in 36, Amazon in 34 e Meta in 31.

Basta però guardare l’altra colonna del registro perché il consenso si incrini.
Microsoft registra anche 19 vendite o riduzioni.
È una delle lezioni più utili di questa stagione dei 13F: il titolo più comprato può essere contemporaneamente uno dei più venduti. Il motivo è che il conteggio misura quanti gestori hanno modificato una posizione, non quanti dollari abbiano movimentato. Un incremento marginale pesa una volta, esattamente come un acquisto da miliardi.
Microsoft non emerge quindi come una nuova idea unanime. È piuttosto uno dei principali terreni di confronto tra investitori istituzionali.
La centralità del titolo è fuori discussione. Molto meno lo è il prezzo che il mercato è disposto a pagare mentre Microsoft accelera il ciclo di investimenti nell’AI. Sul tavolo ci sono la velocità con cui il capex potrà trasformarsi in ricavi e la capacità di difendere i margini mentre cresce l’intensità di capitale.
Alphabet, molto più consenso di quanto dica un solo ticker
Nella classifica Dataroma costruita sulla percentuale dei portafogli aggregati, Amazon appare davanti con il 2,92%, Berkshire Hathaway segue al 2,41%, mentre GOOGL pesa il 2,08%. Ma Alphabet non è soltanto uno dei titoli più presenti nei portafogli. È una delle esposizioni aggregate più grandi dell’intero campione.

Berkshire Hathaway ha portato la posizione combinata a circa 37,8 miliardi di dollari, 28,2 miliardi in GOOGL e 9,6 miliardi in GOOG. Nel trimestre ha aggiunto 24,5 milioni di azioni Class A e 23,6 milioni di Class C. Li Lu ha quasi metà del proprio portafoglio 13F concentrato nelle due classi Alphabet, il 47,94% complessivo. Daniel Loeb, Lee Ainslie, David Tepper, Chris Hohn e Seth Klarman hanno incrementato almeno una delle due classi.
Eppure, GOOGL registra appena quattro incrementi contro 27 riduzioni. L’azienda di Montain View rappresenta un consenso di portafoglio, non un consenso di acquisto.
L’AI comincia a uscire dal ticker Nvidia
Un’altra storia del trimestre è meno visibile ma probabilmente più importante.
Il capitale continua a guardare oltre la GPU.
TSMC ha ricevuto un nuovo investimento da Fundsmith e incrementi da Third Point, Appaloosa, Polen e Dodge & Cox. AMD è entrata nel portafoglio di Tiger Global ed è stata aumentata da Maverick. GE Vernova ha attirato nuove posizioni da Fundsmith e Polen.
Il punto non è costruire un nuovo paniere “AI”. È osservare dove si stanno spostando le domande. Se la capacità computazionale continua a crescere, servono chip avanzati. Se crescono i chip, serve capacità produttiva. Se aumentano i data center, serve energia. La catena si allunga.
Ma TSMC ha anche registrato riduzioni importanti da Tiger Global, Viking, Maverick e Lone Pine. Appaloosa ha tagliato Micron del 41,44%. Fundsmith ha ridotto Vertiv del 54,09%.
Quindi il messaggio non è “comprare l’infrastruttura AI”. È quasi l’opposto. Più il tema AI si allarga, più aumenta la selezione dentro il tema. La narrativa rimane forte. Il premio pagato per parteciparvi viene però distribuito in modo molto meno uniforme.
Nvidia, il 13F che racconta un’industria
Poi c’è Nvidia. Certo, il suo 13F non è il portafoglio di un hedge fund. È la fotografia delle partecipazioni strategiche di una società che si trova al centro della trasformazione tecnologica che il mercato sta cercando di prezzare.

Il valore complessivo del filing è passato da 18,37 miliardi nel Q1 a 63,44 miliardi nel Q2. A prima vista sembrerebbe un’accelerazione gigantesca degli investimenti. Ma non lo è. Tra marzo e giugno Nvidia non ha modificato il numero di azioni detenute nelle sette partecipazioni già presenti nel filing.
La crescita del valore nasce quindi soprattutto da due fattori: rivalutazione delle posizioni esistenti e ingresso di SpaceX tra i titoli dichiarabili dopo la quotazione.
Il caso Intel è emblematico. Le 214.776.632 azioni in Intel acquistate nel Q4 2025 sono passate da circa 7,9 miliardi di valore agli attuali a quasi 30 miliardi. Quasi sei volte più valore di mercato.
Un 13F che racconta dove Nvidia vede pezzi strategici del proprio ecosistema.
Intel per le CPU. CoreWeave per il cloud specializzato. Synopsys per il software di progettazione. Coherent e Nokia per la connettività. Nebius per l’infrastruttura computazionale. SpaceX per una piattaforma che incrocia connettività, capitale e infrastruttura tecnologica su scala globale.
SpaceX, il trimestre in cui il privato diventa pubblico
SpaceX è la grande novità del Q2, ma anche una delle più facili da leggere male.
La società ha collocato 555,56 milioni di azioni a 135 dollari e ha iniziato a negoziare il 12 giugno. Da quel momento una serie di partecipazioni prima invisibili ai 13F è diventata pubblicamente osservabile.
Nvidia ha dichiarato 122,76 milioni di azioni, per circa 20,98 miliardi di dollari. Intesa Sanpaolo ha riportato 5,66 milioni di azioni per 966,4 milioni di dollari. Circa un terzo dell’intero portafoglio azionario statunitense dichiarato dalla banca. Viking Global compare con circa 205 milioni di dollari. Tiger Global con 64 milioni. Appaloosa con 38 milioni. Third Point con circa 31 milioni. La tentazione sarebbe chiamarli “acquisti del trimestre”. Ma il filing non ci autorizza a farlo. Una posizione può essere stata costruita prima dell’IPO e diventata dichiarabile soltano dopo la quotazione. Quindi la vera novità non è necessariamente il flusso. È la trasparenza.
SpaceX nel Q2 non entra soltanto in Borsa. Entra nella mappa pubblica del capitale istituzionale. E questo modifica radicalmente la fotografia di alcuni portafogli.
Harvard, si fermano le vendite su Bitcoin
Nel terzo trimestre del 2025 IBIT era la principale posizione del 13F di Harvard Management Company: 6,81 milioni di quote, circa 443 milioni di dollari, pari al 21,04% dell’intero portafoglio dichiarato. Poi è iniziato il ridimensionamento. Nel Q4 Harvard ha tagliato la posizione del 21,43%. Nel Q1 2026 ha venduto altre 2,31 milioni di quote, riducendo l’esposizione di un ulteriore 43,13%. A fine marzo restavano 3,04 milioni di quote, per circa 117 milioni di dollari e un peso del 6,44%.
Nel Q2, però, la sequenza si interrompe. Harvard non vende più IBIT. Le quote restano esattamente 3.044.612. È questo il dato da isolare. Dopo due trimestri consecutivi di forti riduzioni, l’endowment smette di alleggerire l’esposizione a Bitcoin.
Il peso di IBIT nel 13F continua comunque a scendere, dal 6,44% al 2,38%, ma questa volta il calo non riflette nuove vendite. Cambia il denominatore. Il valore complessivo del portafoglio passa da circa 1,82 miliardi a 4,26 miliardi di dollari, soprattutto per l’emersione di una posizione da circa 2,21 miliardi in SpaceX, pari al 51,84% del totale.
IBIT passa dal 21,04% al 2,38% del 13F in nove mesi, ma l’ultimo tratto della discesa non arriva da nuove vendite. Dopo due trimestri di riduzioni, Harvard smette di tagliare Bitcoin.
Dopo i chip arrivano i watt
Al 30 giugno Thiel Macro dichiarava circa 418,7 milioni di dollari. Amazon rappresentava il 28,2%. Il restante portafoglio era largamente concentrato su energia, utility e nucleare, con Vistra, American Electric Power, DTE Energy, FirstEnergy, CMS Energy, Vista Energy e X-Energy.
Il 13F non ci dice perché siano state comprate. Sarebbe quindi eccessivo trasformare automaticamente ogni utility in una scommessa sull’AI. Ma il contesto rende la composizione difficile da ignorare. La nuova capacità computazionale richiede energia. Molta.
Il capitale può essere raccolto rapidamente. I chip possono aumentare la capacità di calcolo in pochi anni. Costruire nuove centrali, potenziare reti, ottenere autorizzazioni e connettere grandi data center richiede tempi completamente diversi.
Oaktree, il miliardo che non è un miliardo
Mentre la frontiera tecnologica avanza, il capitale sofisticato sta acquistando polizze assicurative contro il rischio di ciclo. Oaktree Capital ha dichiarato opzioni put su SPY per un valore sottostante di 1,01 miliardi e sul QQQ per 651,7 milioni.
Sebbene i 13F presentino limiti metodologici (non mostrano il premio pagato né le posizioni corte in opzioni), la magnitudo di queste coperture indica che i grandi gestori stanno pagando volentieri un costo per proteggersi da una potenziale correzione. È la gestione del rischio professionale che bilancia l’entusiasmo per l’infrastruttura AI.
È forse la fotografia migliore della prudenza che accompagna il rally: partecipare al mercato non significa necessariamente rinunciare alla protezione.