Banche centrali caute sul “tapering”, mercati in consolidamento

In attesa del dato sull’inflazione, il Price Consumer Expenditure (PCE) in uscita Venerdì, gli indici azionari archiviano un’altra seduta di fatto priva di movimenti, con gli indici europei che girano intorno ai massimi e quelli americani che consolidano debolmente i livelli recuperati nelle sedute precedenti, dopo la flessione della settimana precedente. 

L’azionario europeo ieri è rimasto vicino ai suoi massimi storici grazie alle conferme indirette che vengono da gran parte delle banche centrali circa l’impegno a mantenere una politica monetaria espansiva ancora a lungo, malgrado i recenti segnali di un’accelerazione generalizzata dell’inflazione. In particolare, dalla Banca Centrale Europea, Fabio Panetta ha affermato di ritenere prematura un’ipotesi di tapering prima che l’inflazione si stabilizzi sui livelli ritenuti fisiologici per la zona euro. Sul fronte delle storie societarie, bene ieri Marks and Spencer, salita dell’8,95%, sui massimi di un anno, dopo aver reso noto di aver riportato buoni ricavi nelle prime settimane del 2021 e che gli utili sono in significativa ripresa dopo la forte flessione dello scorso esercizio. In flessione invece Danone, che ha incassato il downgrade a “sell” da parte di alcune case d’investimento.

Anche a Wall Street i movimenti sono stati frazionali, dopo i commenti di alcuni membri della Fed, che hanno aiutato a rassicurare gli investitori circa i timori relativi all’inflazione, mentre il recente calo dei rendimenti dei Treasuries USA ha sostenuto il comparto tecnologico per la terza sessione consecutiva. Nello specifico, Il vicepresidente della Fed, Richard Clarida ha ostentato fiducia nell’abilità della Fed di effettuare un “atterraggio morbido”, nel caso in cui i prezzi dovessero continuare a salire in misura superiore alle aspettative degli economisti.

In generale, la tenuta degli indici azionari su questi livelli rappresenta un segnale di fiducia circa il mantenimento di una politica monetaria accomodante e la ripresa dei titoli tecnologici rappresenta il miglior segnale di fiducia che gli investitori in questo momento sentono di esprimere al mercato.

Sul piano macroeconomico oggi gli aggiornamenti principali verranno dagli Stati Uniti, con la pubblicazione del dato preliminare sul PIL americano per il primo trimestre, gli ordini di beni durevoli e, come sempre il giovedì, i dati settimanali sul mercato del lavoro americano.

TECHNICALS IN FOCUS

GOLD

Dopo la formazione di un doppio minimo nei mesi di Marzo ed Aprile, il Gold ha fornito consistenti segnali di ripresa, violando a rialzo alcune resistenze significative, tipicamente in area $1.850, scambiando ora intorno ad area $1.900. La forza relativa indica pressione rialzista che, unita alla compressione di volatilità, fa ritenere prossimo un impulso direzionale rialzista. I target a rialzo sono in area $1.950 e $2.000, prima dei massimi storici, in area $2.070. Fondamentale la tenuta di $1.830, livello al di sotto del quale il Gold la spinta rialzista andrebbe ad affievolirsi considerevolmente.  

FUNDAMENTALS IN FOCUS

Brystol-Myers Squibb  

In questa fase di mercato il settore farmaceutico continua ad essere una buona soluzione d’investimento, grazie alla decorrelazione con gli indici principali e alla bassa volatilità che caratterizza i titoli di questo settore. In particolare, sul piano delle valutazioni i titoli restano ancora attraenti e con prospettive interessanti sul fronte della ripresa degli utili per i prossimi trimestri. Bristol-Myers Squibb è stata fondata con la fusione di Bristol-Myers e Squibb verso la fine degli anni 90 e oggi rappresenta il produttore leader di terapie cardiovascolari e anti-cancro, con un fatturato annuo pari a circa $42 miliardi. 

L’anno scorso l’azienda è cambiata ulteriormente, grazie all’acquisizione da $74 miliardi di Celgene, un competitor del settore farmaceutico che estrae circa due terzi dei suoi ricavi da Revlimid, un farmaco che tratta il mieloma multiplo e altre tipologie di tumori. 

Il 29 Aprile scorso la società ha riportato risultati in chiaroscuro: i ricavi sono stati pari a $11,1 miliardi, in aumento del 3% a confronto dello stesso periodo dell’anno precedente, ma tuttavia al di sotto delle stime degli analisti, che li avevano stimati nell’ordine di circa $11,16 miliardi.

I ricavi in America sono aumentati del 4%, a $7 miliardi nel trimestre, mentre quelli internazionali sono cresciuti dell’1%, a $4,1 miliardi, in flessione del 5% per via dell’effetto cambio. L’utile per azione è stato pari a $1,74 dollari, in crescita dell’1,2% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, in linea con le aspettative degli analisti.

In sede di press conference la società ha anche ribadito la sua linea guida sull’utile per azione per l’anno 2021, nel range $7,35 – $7,55. Sul fronte dei ricavi le stime restano per una crescita in singola cifra e per utili nell’ordine del 3% per i prossimi cinque anni. In aggiunta, la società ha in programma un piano di riacquisto di azioni proprie per circa $2 miliardi per i prossimi tre anni.

Sulla base di un utile per azione previsto intorno a $7,45, oggi BMY scambia intorno ad un multiplo Prezzo / Utili intorno 9, mentre il comparto farmaceutico gira intorno a 13 – 14 volte gli utili. Se consideriamo il dividend yield ai prezzi attuali e la crescita prevista degli utili, entrambi pari al 3% annuo, con un repricing del multiplo sui livelli medi del settore, le attese sono per un rendimento medio del titolo intorno al 12% annuo per i prossimi 3 anni.

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