Il caos politico negli USA (per ora) non incide sui mercati

La seduta ieri sui mercati è stata guidata dall’evoluzione del quadro politico negli Stati Uniti, in uno scenario in continua evoluzione ma che, nella mattinata europea, finora sembra non incidere sul sentiment degli investitori. 

Nello specifico, centinaia di supporter di Donald Trump hanno preso d’assalto il Campidoglio mentre era in corso la seduta in cui il Congresso avrebbe dovuto ratificare formalmente la vittoria del presidente eletto Joe Biden. Il numero dei morti, durante i disordini, è arrivato a quattro e la polizia ha confermato che sono stati rinvenuti ordigni esplosivi davanti al quartier generale sia della convention democratica che di quella repubblicana. A Washington è stato dichiarato lo stato d’emergenza fino al 21 gennaio e alla Casa Bianca circola sempre più insistente la voce di un’ipotesi di rimozione immediata di Donald Trump. Il quadro resta in evoluzione.

Sul piano dei mercati finanziari, ieri sia gli indici europei che quelli americani si sono mossi decisamente al rialzo, trainati dai settori sensibili all’economia come quello bancario ed energetico e con gli investitori che si preparano ad una vittoria Dem nei ballottaggi cruciali per il controllo del Senato: una possibilità che potrebbe portare a un maggiore stimolo fiscale. Come detto, bene tutti i settori ciclici (finanziario, materiali di base ed energetico) mentre, al contrario, ieri si è assistito ad una decisa decorrelazione tra i principali indici azionari ed il Nasdaq, unico ieri ha muoversi al ribasso, con decise flessioni di Apple, Google, Facebook ed Amazon. Bene ancora Tesla, che ha chiuso al rialzo del 2.84%

Positive le borse asiatiche questa notte, dopo che UBS e Goldman Sachs hanno dichiarato di attendersi una sostenuta crescita degli utili in Asia, nell’ordine del 20% per l’anno. 

Sul piano macroeconomico, oggi è atteso l’indice dei prezzi al consumo nell’eurozona, mentre nel pomeriggio dagli Stati Uniti arriveranno i dati sulla bilancia commerciale, l’indice ISM non manifatturiero e le richieste di sussidi settimanali di disoccupazione.

TECHNICALS IN FOCUS

AMZN

Dopo i massimi di Settembre, Amazon è andata a formare una figura di consolidamento con una serie massimi decrescenti in quella che viene comunemente definita una “flag”. Il quadro tecnico resta debole e il primo supporto resta in area $3.000. Nel complesso il range $3.000-2.830 dovrebbe rappresentare il principale supporto di medio termine, in quanto attraversato dalla MM a 200 giorni. L’RSI evidenzia debolezza dei compratori, rendendo di conseguenza verosimile il ritorno sui sopporti. Le resistenze in focus sono in area $3.250 e $3.500, ma primariamente è necessario un segnale long sui supporti identificati.

FUNDAMENTALS IN FOCUS

XOM: col WTI sopra $50 l’outlook aziendale è in miglioramento

Exxon Mobil è forse il principale player del settore petrolifero sul piano del ciclo integrato delle sue attività. Lo scorso anno, la società ha generato oltre l’80% dei suoi guadagni dal segmento upstream, mentre il resto proviene dal segmento downstream, in larga misura con la raffinazione, e dal suo segmento chimico.

A fine Ottobre, Exxon ha riportato gli ultimi risultati finanziari, per il terzo trimestre dell’anno fiscale 2020. La produzione è aumentata dell’1% rispetto al trimestre precedente e nel complesso, la società ha registrato una perdita di $0,18 per azione, in forte flessione rispetto all’utile di $0,68 per azione nello stesso trimestre dello scorso anno.

Exxon ha annunciato di aver tagliato le spese in conto capitale del 30% per quest’anno al fine di proteggere il dividendo e voler rallentare lo sviluppo dei suoi progetti di crescita nel Permiano e in Guyana, a causa del calo del prezzo del petrolio. Recentemente il management ha anche annunciato che taglierà la sua forza lavoro del 15% e effettuerà svalutazioni nell’ordine di $17-$20 miliardi, dopo la dismissione di diversi asset meno strategici.

Detto questo, i fondamentali di lungo termine di Exxon restano positivi. Secondo l’ultima guidance presentata dall’azienda, una nuova offerta di 550 miliardi di barili di petrolio e 2.100 trilioni di piedi cubi di gas naturale è necessaria fino al 2040 per soddisfare la domanda globale prevista. In preparazione di ciò, XOM ha notevolmente aumentato le spese in conto capitale, per far crescere la sua produzione da 4 a 5 milioni di barili al giorno entro il 2025.

Come noto, il bacino permiano sarà un importante motore di crescita, poiché XOM possiede circa 10 miliardi di barili di petrolio in quell’area e prevede di raggiungere una produzione di oltre 1 milione di barili al giorno in quell’area entro il 2024. La Guyana, uno dei progetti di crescita più importante nel settore energetico, sarà un altro importante motore di crescita.

In questo senso, nel 2019 la società ha realizzato 6 importanti scoperte in Guyana e ha iniziato la fase I del progetto Liza in anticipo rispetto al previsto. 

Chiaramente il titolo ha sofferto durante la crisi del Covid-19 ed il potenziale di crescita di Exxon Mobil è stato messo in discussione dal recente calo dei prezzi della materia prima, nonché dalla prospettiva di una recessione globale dovuta al coronavirus. Tuttavia la società ha annunciato che ridurrà le spese in conto capitale per preservare la liquidità in un contesto di business così difficile ed essere poi in condizione di erogare dividendi.

Per definizione, i risultati di XOM sono volatili, a causa della natura ciclica dell’industria petrolifera e del gas. Per il 2020, ci aspettiamo che l’azienda riporti una perdita, ma sul piano prospettico il quadro potrebbe cambiare decisamente. Sulla base degli utili per azione degli ultimi cinque anni, intorno ai $3 per azione, il titolo scambia per un rapporto Prezzo / Utili di circa 13, nel complesso in linea con le medie storiche. Tuttavia, con un rimbalzo degli utili per il prossimo anno, atteso nell’ordine del 8%, unito ad un dividend yield attuale intorno all’8.3%, nei prossimi anni il titolo potrebbe generare un rendimento del 15% all’anno per i prossimi cinque anni. 

Il costo di produzione dei veicoli elettrici è notevolmente diminuito negli ultimi anni, grazie alla costante diminuzione del costo delle batterie, che comprende circa un terzo del costo totale di produzione.

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