Indici cercano una base, oggi la Fed

La correzione osservata nel corso delle ultime settimane presenta ad oggi tutte le caratteristiche dei drawdown osservati nel corso degli ultimi diciotto mesi: rapida espansione di volatilità, sell off generalizzato con limitata capacità di hedging da parte anche delle asset class cosiddette tradizionali, come Treasuries e oro e acquisti, più o meno decisi, sui primi supporti identificati dal mercato.

Una flessione del 5%, al di là del quadro tecnico venutosi a deteriorare su tutti i principali indici azionari, resta una flessione nel complesso molto contenuta, se pensiamo che il drawdown più violento osservato sugli indici azionari resta quello di Novembre 2020, in precedenza alle elezioni americane, dove l’S&P500 arrivò a flettere fino all’8%, mentre in Europa il Dax perse oltre 12%. Vista la modesta entità della correzione, resta un mercato da “market timers” ed è quindi difficile da questo lieve segnale di debolezza trarne delle conclusioni definitive. Certamente, il passare del tempo gioca statisticamente a favore di una correzione più profonda di quelle più recenti ma è presto per dire se questo sia il caso. Nel complesso una correzione nell’ordine del 10% al passare del tempo diventa sempre più probabile

Un ultimo elemento resta da osservare è che, se sugli indici azionari la flessione ad oggi è stata nell’ordine del 5%, su la gran parte dei titoli che compongono gli indici la flessione dai massimi in media è stata nell’ordine del 10-15%. D’altronde, la debolezza di larga parte dei titoli azionari globali non è una novità, se pensiamo che da Febbraio ad oggi la percentuale di titoli del NYSE che scambiano sopra la media mobile a 200 giorni è passata dal 90% al 50%.  Se consideriamo che i primi dieci titoli americani per capitalizzazione di mercato pesano per circa il 50% del Nasdaq100, per il 25% dell’S&P500 e per il 50% del DJ30 non è difficile comprendere come la storia sui mercati continua e continuerà ad essere scritta da un numero limitato di attori che, ad oggi, restano nel complesso ancora ben impostati tecnicamente.

Questa mattina l’apertura dei mercati europei è stata positiva e l’attenzione degli investitori oggi sarà tutta per il meeting della Fed che si concluderà questa sera. Nel complesso potrebbe rivelarsi un non evento ma certamente le parole di Powell, alla luce delle recenti evoluzioni sui mercati finanziari, continueranno ad avere un peso importante sulla formazione delle aspettative degli investitori.

TECHNICALS IN FOCUS

NSDQ100

La flessione che ha interessato il Nasdaq in queste ore ha visto il rapido raggiungimento del supporto compreso nel range tra 15.000 e 14.800 punti, al di sotto del primo supporto di una qualche significatività, rappresentato dalla MM a 50 giorni. Nel medio termine il quadro è chiaro: la tenuta di questa are di prezzo rappresenterebbe un segnale di fiducia per l’indice con la possibile ripresa di un quadro costruttivo orientato ad un ritorno sui massimi. La perdita di questi livelli proietterebbe al contrario l’indice verso l’area dei 14.000 punti, dove passa la MM a 200 giorni.

GER30

Il quadro tecnico sul GER40 è più negativo se confrontato con gli altri indici globali, con il test dei 14.950, dove passa la MM a 200 giorni, che è stato particolarmente rapido. Il quadro in questo caso resta più fragile e maggiormente incerto, ma anche più interessante. L’RSI continua ad evidenziare debolezza e la tenuta di questo livello tecnico resta di fondamentale importanza per il quadro generale di medio periodo. Un cedimento sotto questo supporto porterebbe il titolo in inversione tecnica, con un deciso cambio di outlook sullo strumento. L’indice resta da monitorare in questa fase anche per via dell’assenza di segnali di inversione della debolezza attualmente osservata.

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