Inflazione ed occupazione, per Powell e Yellen l’outlook resta incerto

La giornata di ieri è stata contrassegnata dalla prima testimonianza congiunta di Janet Yellen, Segretario del Tesoro americano ed ex numero uno della Fed, e Jerome Powell, successore di Janet Yellen stessa alla Fed, presso la Camera dei Rappresentanti. I due saranno protagonisti anche oggi alla Commissione bancaria del Senato ma l’attesa maggiore era chiaramente per la seduta di ieri. Di conseguenza, ieri abbiamo assistito ad una seduta piuttosto laterale, con gli indici azionari che, tanto in Europa quanto egli Stati Uniti, si sono mossi limitatamente, nell’attesa dell’evento di giornata.

Nell’ambito del loro intervento Jerome Powell e Janet Yellen hanno tenuto ben separati i temi dell’inflazione rispetto a quelli della crescita economica. Su questo ultimo fronte, il Segretario del Tesoro ha chiarito di attendersi il ritorno alla piena occupazione nel 2022 e di nutrire fondati timori sulla ripresa economica di una parte del paese, in particolare per il segmento delle economia americana che fa capo alle piccole e medie imprese. In questo senso, pur sottolineando la natura dello sforzo di stimolo fiscale messo in piedi dall’amministrazione americana, ha di fatto ammesso che ulteriori misure potrebbero essere intraprese qualora il percorso verso la piena occupazione dovesse rallentare nei prossimi mesi.

Dal canto suo, invece, Powell ha ribadito la visione della Fed circa la natura transitoria del rialzo dell’inflazione riaffermando che si è vissuto per oltre un quarto di secolo in una condizione e di bassa inflazione e non si capisce per quale motivo un rialzo temporaneo dei prezzi dovrebbe poi diventare strutturale. In aggiunta, Powell ha confermato che, in assenza di una ripresa dell’occupazione, I rialzi dei prezzi sono destinati a restare un fenomeno contingente.

Sul piano della reazione dei mercati, si è osservato nella seduta un deciso del Dollaro americano, che si è poi riflesso in un calo generalizzato degli indici azionari. Parte di questo movimento è stato poi riassorbito in chiusura della seduta cash americana. Più forte è stata la correzione del petrolio, che ha invece scontato con maggior convinzione le parole di Janet Yellen circa una ripresa economica che potrebbe essere ancora debole. Questa mattina i futures europei ed americani si muovono in un trading range piuttosto stretto. In questo senso, la mancanza di direzionalità potrebbe persistere anche nel proseguo della settimana.

TECHNICALS IN FOCUS

ZOOM

Dai massimi di Settembre Zoom è andata a correggere fino al 50% di Fibonacci del rally partito da inizio 2020 e andata a chiudere il gap dell’1 Settembre 2020. Su questa area di doppio minimo il titolo sta cercando di andare il primo test significativo, in area $365 dove passa la MM a 200 giorni. Solo un consolidamento su quest’area fornirebbe al titolo la base per un rimbalzo che avrebbe in area $385 e $400 il primo target di breve periodo. Successivamente il titolo punterebbe ad area $440 e al range $485 – $500. Diversamente, un cedimento sotto area $300 rappresenterebbe la conferma definitiva dell’inversione di trend del titolo che avrebbe il primo supporto in area $260.

FUNDAMENTALS IN FOCUS

Xcel Energy: Small Cap nelle energie alternative

Per molti anni il settore delle energie alternative è stato considerato come un segmento nel complesso marginale del mercato, circondato uno scetticismo sul suo reale futuro che solo nell’ultimo sembra essersi decisamente dissipato. Xcel Energy è una small cap americana del settore, con una presenza principalmente negli Stati Uniti. Come osserviamo dal confronto del titolo con XLE e XLU, principali ETF sui comparti energy e utilities americano, Xcel ha sovraperformato entrambi a partire dall’inizio del 2020. 

La società è una utility regolamentata, attiva nel settore della generazione e fornitura di energia elettrica e gas naturale, che serve circa 3,7 milioni di clienti in termini di fornitura elettrica e 2,1 milioni di clienti nel gas naturale in otto stati americani, principalmente nell’America settentrionale e sud-occidentale. Xcel è anche uno dei maggiori fornitori di energia rinnovabile negli Stati Uniti con il 28% dei ricavi della fornitura elettrica generata da fonti energetiche alternative nel 2020.

La società continua ad investire molto nell’energia pulita, principalmente in quella eolica e solare, con circa un terzo dell’elettricità che viene da fonti pulite. L’azienda ha l’ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 dell’80% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005, di azzerarle entro il 2050. Sotto questo profilo la società sembra essere sulla buona strada, avendo già ridotto le emissioni del 44% rispetto ai livelli del 2005, se valutati alla fine del 2020.

Come osservato, XEL hanno costantemente sovraperformato i suoi comparable del settore, facendo meglio dell’S&P500 stesso in molti anni. Infine, Xcel presenta una condizione particolarmente interessante: un dividend yield ad oggi superiore a quello dell’S&P500 (1,83% vs 1,52% dell’indice americane) e un Beta a anni pari a 0,27, a testimonianza di un titolo decisamente meno volatile del suo mercato di riferimento.

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