Inflazione USA più bassa delle stime: gli indici azionari cercano stabilità

Agli occhi di un investitore meno esperto, il dato sull’inflazione di ieri presenta alcune anomalie interpretative, su tutte quella di essere uscita a ribasso rispetto alle stime di consenso, mentre stampa, analisti e mondo istituzionale continuano a sottolinearne la pericolosità imminente.

Il fenomeno dell’inflazione, negli ultimi 20 anni almeno, va letto in una doppia chiave: da un lato il dato attuale, ossia la rilevazione statistica dell’andamento dei prezzi di alcuni beni di consumo e, dall’altro, la dinamica meno evidente del costo della materie prime, che incide più direttamente sulla capacità di consumo di famiglie ed imprese. Il dato di ieri ha evidenziato ancora una volta una dinamica piuttosto debole dell’inflazione americana, con la conseguenza che i rendimenti dei titoli di stato USA sono andati a flettere considerevolmente su tutte le scadenze. D’altro canto, è noto che i rialzi delle materie prime industriali in questi mesi stanno incidendo notevolmente sulla capacità di approvvigionamento delle aziende, con effetti sui prezzi dei prodotti finiti.

Sul lato degli impatti sui mercati azionari, la debolezza di queste sedute sta quindi rivelando una certa preoccupazione degli investitori circa l’evoluzione del ciclo economico nei prossimi mesi, con il serio rischio che i rialzi delle materie prime incidano sulla capacità di spesa delle famiglie, in quadro in cui il mercato ha già scontato gli stimoli fiscali e monetari messi in campo in questi ultimi mesi. Politiche monetarie ancora accomodanti continueranno a favorire gli strumenti capacità di offrire protezione dall’inflazione, o dalla deflazione, quali l’oro ed il credito corporate.

Sul fronte azionario continuiamo ad osservare nelle ultime sedute un andamento erratico della forza relativa tra titoli value e titoli growth.  Un dato è evidente: gli indici continuano ad esprimere una forza assoluta notevole, se pensiamo che in queste ore l’S&P500 si sta appoggiando sulla media mobile a 50 periodi, un supporto dinamico nel complesso di modesta significatività, per la nona volta nel corso dell’anno.

In assenza di segnali di fragilità più evidenti, anche le flessioni più marginali rappresentano delle piccole opportunità per gli investitori, vista la notevole distanza degli indici dai supporti ben più significativi.

TECHNICALS IN FOCUS

TLT

Interessante segnale rialzista di TLT che, dopo aver consolidato intorno alle MM a 200 giorni, ieri ha dato vita ad un importante giornata di impulso rialzista, accompagnata dalla rottura a rialzo della trendline ribassista che parte dai massimi di Luglio 2020. I primi target a rialzo sono in area 152.5 e 154.8. Sopra queste resistenze si aprirebbero spazi di apprezzamento decisamente più interessanti, con area 160 come ulteriore target. Sul lato dei supporti, l’immediata vicinanza della MM a 200 giorni in area ci suggerisce che una flessione sotto area 146 rappresenterebbe un segnale di rinnovata debolezza del titolo.

SPX500

Dall’osservazione e dal confronto del grafico giornaliero con quello a 4 ore, possiamo osservare i primi segnali di stabilizzazione dell’S&P500, che sul timeframe più basso delle 4 ore mostra segnali di accumulazione, con nuovi minimi di prezzo non accompagnati da minimi di RSI, a conferma di una pressione ribassista in lieve allentamento. La ripresa di area 4.470 può aprire spazi verso area 4.500 ed area 4.520, livelli al di sopra dei quali l’indice punterebbe nuovamente ai massimi di area 4.550. La rottura al ribasso di area 4.440, dove passa la MM a 50 giorni, aprirebbe diversamente ulteriori spazi di discesa verso supporti più significativi come area 4.370.

Daily 

H4

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