Inizio di settimana debole, bene i minerari

Inizio di settimana debole sulle piazze azionarie globali: il Dow Jones ieri ha aggiornato i suoi massimi storici, spinto dal rialzo delle materie prime e dei titoli industriali, salvo poi correggere nelle ultime ore di negoziazione, e andare a chiudere sotto l’apertura di giornata. Negativi anche S&P500 e Nasdaq, con quest’ultimo che è andato a chiudere sotto i minimi della settimana precedente. In flessione anche l’Europa, nonostante un buon inizio di seduta e l’aggiornamento di nuovi massimi storici.

Come anticipato, l’azionario europeo ieri aveva ritoccato nuovi massimi storici in mattinata spinto all’ottimismo per la riapertura delle economie che ha trascinato in rialzo i settori che più tipicamente beneficiano di una ripresa del ciclo economico. Diversi titoli del comparto minerario sono andati ad aggiornare i massimi degli ultimi dieci anni sulla scia dell’aumento dei prezzi delle materie prime.  Bene quindi Rio Tinto, BHP, Glencore ed Anglo American, grazie al rialzo dei prezzi del ferro, dell’acciaio e del rame: tutti i materiali di base scambiano su nuovi massimi storici, spinti sulle speranze di una domanda aggregata in miglioramento, in un contesto di forte rialzo della domanda.

Debole ieri anche il settore dei trasporti. Nel Regno Unito ieri Boris Johnson ha annunciato la prossima fase di allentamento delle restrizioni ma le compagnie aree locali hanno chiuso in negativo, alla luce del numero ancora ristretto di paesi verso i quali sarà possibile viaggiare senza restrizioni particolari. Sul piano delle singole storie societarie, bene ieri BionTech, che ha chiuso a rialzo del 10.15%, dopo aver rivelato piani che prevedono la costruzione di un nuovo sito di produzione per il vaccino anticovid basato sulla tecnologia Rna messaggero. Bene anche Societe Generale, che ha chiuso in rialzo del 3,74%, grazie a piani per ridurre l’esposizione al rischio nelle attività dei mercati globali e concentrarsi maggiormente su finanziamenti e consulenze per operazioni societarie.

Debole anche Wall Street, dove perfino le compagnie minerarie ieri hanno chiuso in calo, nonostante i rialzi delle materie prime, trascinati al ribasso dalla debolezza del Nasdaq e dell’S&P500. 

Sul piano macroeconomico oggi l’inflazione in Cina è uscita lievemente al ribasso rispetto alle stime di consenso, mentre nella mattinata europea è attesa la rilevazione dell’indice ZEW in Germania.

TECHNICALS IN FOCUS

SPX500

Nel corso della seduta di Venerdì 7 l’S&P500 è andato a registrare nuovi massimi, in quadro tuttavia generale di debolezza dei prezzi, come evidenziato dalla divergenza ribassista di RSI che ha portato l’indice a correggere, fino a scambiare ora in area 4.170 punti. Nel breve termine il prossimo supporto è in area 4.120. Un rottura al ribasso di tale livello aprirebbe spazi per un ulteriore estensione del ribasso per circa 100 – 120 punti, avendo in area 4.050 e 4.000 i successivi supporti. Per completezza, in questa fase osserviamo un debolezza che possiamo considerare come assolutamente fisiologica, nel quadro di un trend che nel lungo, medio e breve termine resta pienamente costruttivo.

FUNDAMENTALS IN FOCUS

Moderna: valutazione interessante e outlook positivo

Nel quadro di una reporting season estremamente positiva, quando non sorprendente, un numero limitato di titoli hanno in parte deluso le attese degli investitori, andando incontro anche a correzioni significative. Si tratta in alcuni casi di reazioni nel complesso di tipo tecnico e da inserire nel quadro più generale di mercati che avevano già prezzato larga parte della crescita espressa nei numeri. Moderna è uno di questi.

La scorsa settimana la società farmaceutica, il cui unico prodotto in commercio è il vaccino contro il Covid-19, ha riportato ricavi non in linea con quelli del consenso degli analisti e, in aggiunta, ha dovuto digerire la decisione dell’Amministrazione Biden di rinunciare ai diritti di proprietà intellettuale sul brevetto del vaccino.

Sul piano dei risultati, Moderna ha riportato ricavi per il primo trimestre 2021 nell’ordine di $1,94 miliardo rispetto ai soli $8 milioni dello scorso anno, che si spiega con l’unicità del vaccino COVID-19 come primo prodotto commerciale della società. Di questi il 90% è stato generato negli Stati Uniti e solo il 10% all’estero. In aggiunta, la società ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il governo svizzero per la vendita di circa 7 milioni di dosi, con l’opzione per la vendita di altri 7. 

Sul piano della guidance fornita agli analisti, Moderna ha annunciato di aver intensificato la produzione di vaccini: la società ha pianificato di produrre tra 800 milioni ed 1 miliardo di dosi nel 2021, in aumento di 100 milioni di dosi rispetto alla guidance precedente. In aggiunta, anche le proiezioni per il 2020 sono in salita rispetto alla guidance di Febbraio, con un piano per la vendita di 3 miliardi di dosi per il 2022, in aumento rispetto all’1,4 miliardo di dosi precedentemente stimate.

Infine, non meno rilevante è che Moderna abbia per la prima volta riportato un utile, diventando una public company profittevole. Sul piano della valutazione, il titolo scambia ad un multiplo Prezzo / Utili pari a circa 100, un livello non comparabile se paragonato gli altri leader del settore farmaceutico ma che va considerato nel complesso della natura di una società che è poco più di una start up. 

Sul piano del brevetto, Moderna non potrà essere costretta a rinunciare alla sua proprietà intellettuale sui suoi brevetti, un ipotesi che è contraria allo stato di diritto e avrebbe enormi ripercussioni su qualsiasi impresa che investe miliardi in ricerca e sviluppo. In questo senso la presa di posizione dell’amministrazione Biden non rappresenta un rischio per la società.

Il rischio aziendale riguarda principalmente il piano di produzione di Moderna e la sua capacità di a scalare la produzione in modo che possa soddisfare la domanda di vaccini che resta altissima nel mondo. Per queste ragioni, nonostante la reazione del mercato, la trimestrale di Moderna ha fornito agli investitori una conferma della validità del suo modello di business. 

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