Powell rassicurante, ma la volatilità resta

Ieri abbiamo assistito ad un rialzo generalizzato della volatilità, nell’ambito di una seduta in cui, sin dalla mattina europea, gli indici si sono spostati in territorio negativo, andando a peggiorare considerevolmente, per poi, infine, trovare degli acquisti sui minimi di seduta e recuperare in molti casi, come per S&P500 e DJ30, le perdite della giornata. 

L’evento di ieri era il primo intervento di Jerome Powell al Senato americano. Nel corso della testimonianza, il Presidente della FED ha ribadito l’idea secondo cui il recente aumento dell’inflazione sia un fenomeno transitorio, nel tentativo di rassicurare gli investitori, dopo il rapido aumento dei rendimenti dei Treasuries americani negli ultimi mesi. 

Tuttavia, persistono alcuni elementi di instabilità sui mercati: il rendimento del Treasury USA decennale viene ora scambiato intorno all’1,4%, mentre il dividend yield sull’S&P500 è ai minimi da molti anni, intorno all’1,5%. Quando questi due rendimenti sono troppo vicini, gli investitori tendono a cambiare qualcosa nei loro portafogli. 

In secondo luogo, il rapido rialzo del petrolio potrebbe ulteriormente frenare una ripresa economica, che a livello globale resta ancora molto fragile. Infine, come sovente sottolineato a commento delle sedute precedenti, la debolezza e la sottoperformance dei titoli tecnologici rappresenta un freno “naturale” per il mercato azionario, per via del peso dei titoli del comparto sugli indici. Anche il rialzo deciso dei settori ciclici (energia, materiali di base e finanziari) di questi giorni non può compensare a lungo la debolezza della parte tecnologica. 

Sul fronte societario, ieri Tesla è scesa fino all’11% in intraday, salvo poi andare a recuperare larga parte delle perdite e a chiudere in negativo del 2,19% la seduta. Negativa anche Apple, che ha chiuso a ribasso dello 0,11%, dopo essere arrivata a perdere fino al 3% nella giornata. Da sottolineare anche la chiusura in negativo di Home Depot (-5,11%) che ha deluso gli analisti sul fronte della guidance per i prossimi mesi, citando l’incertezza dovuta all’evoluzione della pandemia.

TECHNICALS IN FOCUS

HOME DEPOT

Home Depot è stata uno dei top performer del 2020 ma nella giornata di ieri è andata incontro ad una correzione molto significativa, dopo il rilascio dei numeri del 2020. Sul piano tecnico, il test di area $22,5 ha visto una tenuta dei prezzi ed un rimbalzo che ha permesso alla società di contenere la flessione di ieri. La tenuta dei minimi di ieri è fondamentale nel breve termine. Un’eventuale discesa sotto tale livello proietterebbe HD verso area $20, con la possibilità di ulteriori estensioni del ribasso verso i $15. Il quadro tecnico generale è complessivamente ancora incerto ma, in presenza di accelerazioni di volatilità temporanee, l’identificazione di specifici livello di prezzo è fondamentale per capitalizzare sulle opportunità che i sell-off offrono su titoli che, solo raramente, vanno incontro a correzioni così profonde. 

FUNDAMENTALS IN FOCUS

Realty Income: rendimenti a protezione dell’inflazione

In un quadro macroeconomico in cui l’aumento dei tassi d’interessa rischia di erodere i rendimenti della parte azionaria, per via di dividend yield aziendali sempre più compressi e valutazioni sempre più alte, esiste una parte del comparto azionario che offre relativa stabilità dei rendimenti e minor volatilità rispetto alla componente growth del portafoglio azionario: l’immobiliare americano. 

In questo senso, Realty Income può vantare un track record impressionante in termini di dividendi erogati, con il vantaggio che lo stesso viene erogato mensilmente.

Nel complesso Realty Income ha erogato oltre 600 dividendi mensili consecutivi ed ha aumentato il dividendo per 107 volte dalla sua quotazione avvenuta nel 1994. In ragione di ciò, Realty Income fa parte del club dei Dividend Aristocrat grazie ad un track record è il risultato di un modello di business molto solido, grazie ad un portafoglio immobiliare diversificato.

Nel terzo trimestre del 2020, il flusso di cassa per azione è sceso del 2,4% a $0,81 su base annua, con la società che è stata capace di incassare l’86,5% degli affitti in portafoglio. La crescita del flusso di cassa per azione è dovuta fondamentalmente ad una combinazione di aumento degli affitti sugli immobili esistenti e la crescita delle nuove proprietà. La capacità di incassare poco meno del 90% dei suoi affitti è un segnale di grande stabilità in questa fase del ciclo economico, nella realistica aspettativa che il peggio sia alle spalle per il settore.

Le attese sono che Realty Income generi un flusso di cassa per azione nell’ordine del $3.50 per il 2020. Sul piano fondamentale, il multiplo Prezzo / Flusso di Cassa per azione (P/FFO) scambia poco sotto il suo valore storico, ossia 17,5 rispetto a 18, che rappresenta la sua media storica negli ultimi cinque anni. Sulla base di queste stime, il titolo è leggermente sottovalutato, generando un ulteriore 0,5% di crescita fino al 2025.

Il management ha stimato una crescita del flusso di cassa per azione del 4,0% all’anno, che si sommi all’attuale dividend yield, oggi vicino al 4,5% annuo, per rendimenti complessivi annuali vicini al 9%. 

In questo senso, Realty Income presenta una solidità superiore rispetto ad altri titoli più tipicamente difensivi, in virtù di una capacità storicamente provata di generare ritorni per gli investitori.

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