Tecnologici deboli e mercato del lavoro USA spingono gli indici a ribasso

Proseguono le prese di beneficio sui mercati azionari, in una seduta in cui emergono, con maggior nettezza, alcune delle recenti preoccupazioni degli investitori.  Le ragioni sono diverse. 

In primo luogo, i dati sull’occupazione americana continuano ad evidenziare un quadro di debolezza del mercato del lavoro, che non accenna a migliorare nelle forme auspicate dagli analisti: ieri 861.000 americani hanno presentato richieste di sussidi di disoccupazione, un dato inatteso per dimensioni dagli analisti. Secondariamente, il repricing delle materie prime sta spingendo a rialzo le aspettative inflazionistiche, con i tassi reali che da tempo sono negativi, alimentando le paure di quanti vedono in questa dinamica un ulteriore elemento di freno alla ripresa economica americana. In Europa ieri inoltre sono state pubblicate le minute dell’ultimo verbale della riunione di politica monetaria della BCE, che per la prima volta ha sottolineato il rischio che un eccessivo apprezzamento dell’Euro avrebbe sui fondamentali dell’eurozona. 

Infine prosegue la debolezza del comparto tecnologico, che in questa fase sta evidentemente sottoperformando altri settori come quello dell’energia e dei materiali di base. Chiaramente, il peso della tecnologia sugli indici azionari incide decisamente sulla dinamica di una giornata di scambi come quella di ieri. Ieri Apple, Tesla, Microsoft e Facebook hanno ceduto tra lo 0,10% e l’1,5%, mentre gli unici settori che si sono mossi in territorio positivo sono stati i difensivi, come le utilities.

Questa notte l’Asia ha confermato il clima di debolezza generale sulle piazze azionarie, con cali generalizzati su tutti gli indici della regione e l’MSCI Asia ex Japan che ha chiuso in flessione dello 0.64%.

Sul piano macroeconomico, oggi è prevista l’uscita dei PMI (manifatturiero, servizi e composite) per i principali paesi europei e per l’eurozona, mentre negli Stati Uniti sono attese le vendite degli immobili esistenti.

TECHNICALS IN FOCUS

EURUSD

Sia sul grafico giornaliero che su quello a 4 ore, l’EURUSD continua ad evidenziare segnali di ripresa, dopo la discesa che lo aveva portato sul supporto di area 1.1950. La prima resistenza in focus è nel range 1.2120 – 1.2145, dove passano la MM a 200 periodi e la trendline ribassista che congiunge i massimi decrescenti da Gennaio 2021. Sopra tale livello, il cross punterebbe ad area 1.2180, per poi guardare ad area 1.2270 ed 1.2340, massimo più recente. Sul piano dei supporti, la tenuta del range 1.2060 – 1.2015 è fondamentale per la tenuta del rimbalzo. Diversamente, un retest di area 1.1950 è l’ipotesi più probabile. 

FUNDAMENTALS IN FOCUS

Comprendere ed utilizzare la stagionalità sull’EURUSD

Come noto, il cross EURUSD resta il principale cambio valutario e pesa per oltre il 20% del complesso degli scambi valutari giornalieri. Questi ultimi mediamente scambiano controvalori per circa 5.000 miliardi al giorno, rendendo il mercato valutario il più grande mercato al mondo. 

Soprattutto per investitori in area Euro, il cross rappresenta un elemento centrale da monitorare, per via dell’esposizione al dollaro che l’investimento nei mercati azionari americani comporta. 

L’evidenza storica ci dice che l’effetto cambio mediamente non incide eccessivamente sulle performance di un portafoglio di lungo periodo.  I cross, per loro natura, presentano movimenti laterali su orizzonti di lungo periodo e quindi statisticamente non producono effetti incisivi. 

Tuttavia ha senso analizzare il cross EURUSD sul piano della stagionalità, ossia dei periodi dell’anno in cui il cross si muove storicamente con una certa direzionalità. Per queste ragioni abbiamo oggi scelto di analizzare la stagionalità dell’EURUSD su un orizzonte che prende in considerazione gli ultimi 20, 10 e 5 anni.

Fondamentalmente ci interessa analizzare se esistono mesi particolarmente direzionali in cui è possibile prendere posizioni che ci consentano di mitigare l’effetto del cross sui nostri portafogli. Su un orizzonte di 20 anni, gli unici mesi in cui si assiste a particolare forza sul cambio sono Maggio per il Dollaro USA e Dicembre per l’Euro. Tuttavia, al di là di posizioni speculative che possono essere considerate in presenza di set up tecnici interessanti, il dato ci conferma che non esistono vere finestre temporali, pari almeno a tre mesi, dove il cross evidenzi tendenze ricorrenti. 


Se consideriamo gli ultimi dieci anni notiamo come solo nel periodo Giugno – Agosto si sia riscontrata una certa forza rialzista di EURUSD. In questi casi, potrebbe aver senso prendere una posizione a rialzo sul cross per il periodo in questione.


Tale finestra temporale è confermata anche sugli ultimi cinque anni, mentre si osserva una lieve tendenza ribassista nel periodo Settembre – Novembre, tuttavia molto lieve e quindi sconsigliabile sul piano dell’operatività. 

Analizzare la stagionalità di un cambio risulta essere quindi un’attività molto utile qualora si vogliano mettere in atto politiche di copertura, anche solo parziale, sulla propria esposizione valutaria.

 

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