Tesla investe nelle cripto: Bitcoin sopra i $45.000

Inizio di settimana ancora all’insegna dei rialzi sui mercati finanziari e, trasversalmente, su tutte le asset class. Se escludiamo i metalli preziosi, che in questa fase soffrono la sovraperformance delle criptovalute, Bitcoin in primis, gli investitori continuano a scegliere gli asset più rischiosi, in una fase in cui la diversificazione resta limitata e tutte le asset class sembrano particolarmente correlate. 

I rialzi di ieri hanno coinvolto, senza distinzioni evidenti, tanto i mercati azionari europei quanto quelli americani, in una fase economica in cui “bad news is good news”. La produzione industriale tedesca è uscita piuttosto debole e, al ribasso rispetto alle aspettative, ma anche in Europa, soprattutto per l’effetto indotto dell’arrivo di Mario Draghi alla guida dell’Italia, gli investitori prezzano uno scenario di costante ed incondizionato supporto fiscale all’economia del vecchio continente.

Negli Stati Uniti gli indici americani ritoccano ancora i massimi storici e i titoli ciclici continuano a fornire indicazioni di un clima di risk-on generalizzato. Sul fronte del nuovo piano di stimolo fiscale negli Stati Unit, l’approvazione alla prima camera del pacchetto da $1.900 miliardi fa ritenere che il percorso oramai sia in discesa per i democratici e che non vi sono ad oggi ragioni sufficienti per ritenere che lo stesso possa essere visto al ribasso da un successivo accordo con i Repubblicani al Senato.

Ancora una volta la storia di giornata viene da Elon Musk, con Tesla che ha annunciato di aver acquistato circa 1.5 miliardi in Bitcoin e, sopratutto, di accettarli come mezzo di pagamento per la compravendita di veicoli. La notizia ha fatto saltare a rialzo la criptovaluta, ed il comparto in generale, con BTC che in queste ore scambia vicino ai $48.000. Inutile sottolineare l’impatto della notizia: la scelta di PayPal di accettare Bitcoin come mezzo di pagamento ha innescato il rally di questi mesi ma la notizia di ieri sembra aprire la strada ad ulteriori rialzi delle cripto, con la strada per la progressiva adozione della stessa nel mondo delle transazioni commerciali globali che sembra oramai segnata.

Buona la seduta asiatica questa notte, in scia alla seduta positiva di Wall Street. Sul piano macroeconomico, oggi non sono previsti in uscita dati rilevanti per gli investitori.

TECHNICALS IN FOCUS

BTC

La notizia dell’acquisto di Tesla di 1.5 miliardi in BTC ha spinto la cripto a rompere con volatilità i massimi storici di area $41.700. Attualmente BTC scambia intorno ad area $48.000 nella mattinata europea e l’espansione di volatilità non sembra destinata a ricomprimersi presto. Sul piano tecnico, l’uscita dal range $29.000 – $41.700 proietta la cripto su un range almeno pari a quello precedente, intorno ai $52.000. Area $45.000 e $42.000 potrebbero ora diventare un supporto da monitorare su base intraday ma non è detto che vengano ritestati prima del raggiungimento di area $50.000. Alla luce della volatilità di questa fase si raccomanda un’attenta gestione della posizione monetaria e di fissare specifici livelli di stop loss. 

FUNDAMENTALS IN FOCUS

Analisi intermarket, tra mercato azionario, inflazione e Treasuries USA 

Come osserviamo quotidianamente, dal minimo di Marzo dello scorso anno i mercati azionari globali, e quelli americani in misura particolare, hanno messo a segno un rialzo superiore al 60% in media. In generale, non è in discussione che il rinnovo di politiche monetarie molto espansive da parte delle banche centrali abbia avuto un ruolo decisivo in questo rimbalzo del mercato azionario.

Infatti, come sovente si verifica nelle fasi di crisi, le banche centrali intervengono per stabilizzare il mercato del credito, che è tradizionalmente il primo impattato da una rinnovata avversione al rischio da parte degli investitori. Di conseguenza, il drastico taglio dei tassi d’interesse si trasferisce sul mercato del credito, favorendo la rivalutazione (il c.d. repricing) delle valutazioni azionarie.

In questo senso, la relazione tra tassi d’interesse e valutazioni azionarie, per quanto instabile come correlazione, mantiene una sua indiscussa validità nell’individuazione di aree “sensibili” del mercato. Come ben sappiamo, aumenti improvvisi dei tassi d’interesse, o un loro eccessivo aumento, producono effetti sui mercati azionari. Il grafico sottostante evidenzia la dinamica degli US Treasuries a 10 anni: come osserviamo, dai minimi di rendimento, pari allo 0.4%, nel mese di Aprile, il rendimento è salito in questi mesi fino all’1.20% dei livelli attuali.

Sul piano della dinamica dei prezzi, il rialzo dei rendimenti dei Treasuries potrebbe spingersi nelle prossime settimane verso un’area sensibile, compresa nel range 1.75% – 2.00%, soprattutto se dovessimo osservare rilevazioni a rialzo dei dati sull’inflazione americana.

Se sovrapponiamo al grafico dei rendimenti dei Treasuries quello dell’S&P500, osserviamo come negli anni, al raggiungimento di livelli tecnicamente rilevanti per i Treasuries, i mercati azionari abbiano reagito diversamente. In alcuni casi, abbiamo osservato correzioni azionarie, come nel 2018 e 2020, mentre in altre (2016) i mercati azionari hanno consolidato per alcuni mesi, senza tuttavia correggere significativamente.

In questo senso, non vi è una relazione diretta tra le due asset class: tuttavia, il rialzo dei rendimenti dei titoli governativi USA viene attentamente osservato dagli investitori istituzionali. Nello specifico, il range 1.75% – 2.00%, al manifestarsi di livelli di inflazione crescenti, potrebbe essere un livello sensibile per gli indici azionari.

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