Wall Street compra ancora i ribassi. Quanto può durare?

Dopo tre sedute consecutive di ribasso, Wall Street è tornata a comprare. Lo S&P 500 ha guadagnato lo 0,46%, il Nasdaq 100 lo 0,23% e il Russell 2000 l’1,1%, con materiali e servizi di comunicazione tra i settori migliori.

Il messaggio, almeno per ora, resta piuttosto chiaro: la propensione al rischio non è scomparsa. Lo S&P 500 dista circa il 3,8% dai massimi storici e le correzioni continuano a essere interpretate più come occasioni di acquisto che come l’inizio di qualcosa di più serio.

A guardare soltanto gli indici, verrebbe quasi da chiedersi dove siano finiti tutti i problemi che appena ventiquattro ore prima sembravano destinati a mettere in difficoltà i mercati.

La risposta è semplice: sono ancora tutti lì.

Il WTI resta sopra i 90 dollari al barile e il Brent intorno a 95. In Europa i rendimenti continuano a salire. Il Bund decennale ha raggiunto il 3,38%, massimo da circa quindici anni, mentre Francia e Italia continuano a fare i conti con pressioni sulla parte lunga della curva. Lo spread tra OAT francesi e Bund è ormai vicino a 88 punti base, tra i livelli più ampi degli ultimi anni.

Eppure ieri agli investitori è bastato che la situazione non peggiorasse.

Probabilmente è questa la migliore chiave di lettura della seduta. Il petrolio non è sceso, ma ha smesso di salire. Il VIX è tornato sotto 16. Il dollaro si è leggermente indebolito. Gli spread creditizi si sono ristretti. Negli Stati Uniti i Treasury hanno recuperato terreno dopo un ADP sull’occupazione privata più debole delle attese.

Nessuna grande buona notizia. Semplicemente, nessuna nuova cattiva notizia.

È una dinamica che accompagna i mercati da mesi. Finché i rischi restano potenziali e non diventano eventi, ogni arretramento viene trattato come un’opportunità per rientrare. Una sorta di beneficio del tempo: se ciò che si teme non accade, il premio per il rischio torna lentamente a comprimersi.

Anche perché, mentre la macroeconomia continua a produrre interrogativi, gli utili societari forniscono ancora risposte abbastanza convincenti.

Dell e Snowflake hanno mostrato che il mercato continua a premiare chi riesce a sorprendere. Broadcom ha ricordato però l’altra faccia della medaglia. Nel mondo dell’intelligenza artificiale le aspettative sono ormai talmente elevate che anche una crescita molto forte può non bastare. Una guidance inferiore al consenso è stata sufficiente per penalizzare il titolo nell’after-hours.

Nella parte più affollata del mercato, essere bravi non basta più. Bisogna continuare a essere migliori di quanto gli investitori abbiano già messo nei prezzi.

Il contrasto più interessante della giornata si è però visto tra le due sponde dell’Atlantico.

Negli Stati Uniti un dato ADP da appena 38 mila nuovi occupati, contro 48 mila attesi, ha favorito il recupero dei Treasury. In Europa la direzione è stata opposta. Il gas, con il TTF sopra 73 €/MWh, e le preoccupazioni fiscali hanno continuato a esercitare pressione sui rendimenti.

Wall Street ha così beneficiato di una combinazione quasi ideale: rendimenti in calo e un mercato del lavoro che rallenta senza, almeno per ora, raccontare una recessione. L’Europa si trova invece nella posizione opposta, con rendimenti più alti proprio mentre il costo dell’energia torna a essere una variabile da monitorare.

È qui che il rimbalzo di ieri incontra il suo limite.

Settembre resta storicamente il mese più difficile dell’anno per l’azionario. Petrolio, rendimenti e geopolitica non sono scomparsi. Le valutazioni, soprattutto nei segmenti più esposti all’intelligenza artificiale, lasciano poco spazio agli errori.

Per questo la domanda delle prossime sedute non è se gli investitori abbiano ancora voglia di comprare i ribassi. Ieri hanno dimostrato di averla.

La domanda è quanto a lungo basterà che le cattive notizie smettano semplicemente di peggiorare.