Nvidia e la maledizione della perfezione: quando l’eccellenza non basta

Nvidia ha presentato numeri che, per qualsiasi altra azienda, sarebbero un trionfo. Con un fatturato di 46,7 miliardi di dollari e utili per 26,5 miliardi, il colosso delle GPU ha superato le stime sul top e bottom line, mantenendo margini nella fascia del 70% e proiettando per il trimestre in corso 54 miliardi di ricavi, +16% sequenziale e +54% annuo. Eppure, il mercato ha reagito con freddezza: il titolo ha perso terreno subito dopo la pubblicazione.

Il problema non sono i numeri, ma le aspettative. Nvidia continua a crescere del 56% annuo, un tasso che la collocherebbe al quinto posto tra le aziende dello S&P 500 secondo le più recenti dichiarazioni trimestrali, e si posizionerebbe al terzo posto per profitti, superando Apple e dietro soltanto ad Alphabet e Microsoft.

Numeri che, presi isolatamente, parlano di un dominio assoluto nell’era dell’intelligenza artificiale. Ma per la prima volta dal quarto trimestre del 2022 il progresso del fatturato su base trimestrale è a singola cifra, e il distacco rispetto alle stime si è ridotto a un solo punto percentuale, quando due anni fa era oltre il 20%. La società che sconvolgeva sistematicamente il consenso si trova ora a “solo” confermarlo. È la maledizione della perfezione: quando sei abituato a sorprendere, anche la “normalità” appare come un segnale di debolezza.

La reazione del mercato ha trovato un pretesto nel business dei data center. Con 41 miliardi di ricavi, il segmento resta dominante, ma la cifra è stata leggermente inferiore alle aspettative. È bastata questa “modesta” deviazione per spingere gli investitori a vendere, ignorando che la domanda per la nuova piattaforma Blackwell è stata definita straordinaria dal CEO e che i limiti sono, se mai, di offerta più che di domanda. La guidance resta superiore al consensus, ma non è bastata a spegnere i dubbi.

Il nodo Cina rende tutto più complesso. Nel trimestre non è stato registrato un solo dollaro di vendite di H20, e la guidance non incorpora alcun ricavo dalla seconda economia mondiale. La prudenza è evidente: stimare entrate da 2 a 5 miliardi, come accennato in call, significherebbe riconoscere che il 5-10% del giro d’affari dipende da una variabile geopolitica fuori dal controllo aziendale. Eppure, a valle di una pressione pubblica e privata durata mesi, Nvidia ha riottenuto la possibilità di spedire in Cina, a condizione di versare al governo americano il 15% dei ricavi generati (sebbene ad oggi manchi ancora un regolamento che codifichi tale requisito, secondo l’azienda). È un compromesso inedito che dice molto sulla posta in gioco. Lo stesso management aveva quantificato in 10,5 miliardi i mancati ricavi sull’anno a causa delle restrizioni, ma gli analisti non hanno mai abbassato di tanto le loro stime, convinti che la domanda altrove fosse sufficiente a compensare.

Il linguaggio usato nella conference call è stato calibrato con attenzione. Colette Kress, CFO, ha ricordato che “le spedizioni non sono ancora partite”, pur stimando un potenziale tra i 2 e i 5 miliardi di ricavi se il contesto geopolitico dovesse stabilizzarsi. Jensen Huang ha scelto una linea più politica: “La Cina è il secondo mercato informatico mondiale ed è la patria del 50% dei ricercatori globali di AI”. È una frase che va letta come un messaggio diretto a Washington: impedire alle aziende americane di vendere in Cina significa rischiare di tagliarle fuori dalla comunità di ricerca che alimenta l’intelligenza artificiale globale. Nel frattempo, il Financial Times ha riportato che Huawei, SMIC e Cambricon stanno triplicando la produzione di chip AI: il gap tecnologico resta ampio, ma la traiettoria è chiara.

Eppure, Nvidia non è solo Cina e hyperscaler. L’azienda ha mostrato segnali di diversificazione importanti. L’automotive cresce del 69% annuo, spinto dalle auto a guida autonoma. La robotica inizia a scalare con Jetson Thor, già adottato da milioni di sviluppatori. I progetti di “sovereign AI”, che vedono anche l’Europa e l’Italia protagoniste, raddoppieranno i ricavi annuali, aprendo un fronte meno dipendente dai grandi clienti statunitensi. E il ciclo di innovazione resta intatto: Rubin, successore di Blackwell, è già in produzione e sarà disponibile nel 2026, garantendo non solo crescita, ma anche prevedibilità.

Il confronto con le altre Magnifiche 7 è poi illuminante. Nvidia resta la regina della crescita, con un +56% annuo sui ricavi, contro il +10% di Apple, il +13% di Amazon, il +22% di Meta, il +12% di Alphabet e il +23% di Microsoft. Ma mentre gli altri colossi hanno sorpreso gli analisti con scostamenti positivi medi del 3-6% sui ricavi e anche del 20% sugli utili (Amazon +28%, Meta +21%), Nvidia si è fermata a un +1,3% sul fatturato e un +7,6% sugli utili. È diventata, tra le Magnifiche, quella che sorprende meno.

E qui si arriva al punto più sottile: non è nei numeri che risiede il rischio, ma nelle percezioni. Gli analisti sottovalutano l’impatto delle restrizioni cinesi e sopravvalutano la capacità dei soli hyperscaler americani di sostenere il ciclo a lungo. Il management continua a enfatizzare robotica, sovranità AI e automotive, ma nel breve il business resta ultra-concentrato. E il mercato, prigioniero del suo stesso eccesso di aspettative, legge ogni deviazione come segnale bullish o bearish, senza accettare la possibilità di una normalizzazione fisiologica.

Nvidia oggi è come un jet supersonico che ha raggiunto la stratosfera: anche riducendo la spinta, viaggia più veloce di qualsiasi altro aereo. Ma a quelle altitudini ogni turbolenza sembra instabilità. Se guardiamo ai fondamentali, il quadro resta straordinario: +56% di crescita annua, margini record, buyback da 60 miliardi. Se lo guardiamo con gli occhi della finanza, invece, ogni sorpresa mancata diventa motivo di scetticismo. È un caso da manuale di disequilibrio tra percezione e realtà.

In questo contesto convivono tre posizioni. La visione ottimista: Nvidia resta il cuore pulsante dell’AI, la Cina tornerà, Rubin garantirà continuità e ogni correzione è opportunità. Quella scettica: la concentrazione della clientela è troppo elevata, la Cina un’incognita e il titolo è prezzato per la perfezione, con rischi di correzioni violente. Infine, la posizione intermedia: Nvidia è e resterà il re dell’AI, ma la vera sfida sarà diversificare, ridurre la dipendenza dagli hyperscaler e trasformare i segnali di crescita in business consolidato. Fino ad allora, volatilità e oscillazioni della percezione sono inevitabili.

E forse è proprio questo il paradosso più interessante: quando la perfezione viene scambiata per debolezza, significa che non siamo davanti a un’azienda normale, ma a una delle migliori che il mercato abbia mai visto.