C’è una frase di Elon Musk, pronunciata nella conferenza del secondo trimestre 2025, che riassume lo stato d’animo di Tesla oggi: “Il desiderio di acquistare l’auto è altissimo, ma le persone non hanno abbastanza soldi sul conto per farlo.”
È la fotografia di un cambiamento di tono, non di direzione. Dopo anni trascorsi a lavorare sull’idea di rendere le auto più accessibili, Musk riconosce che l’obiettivo è stato raggiunto solo in parte e con compromessi: i modelli “Standard” esistono, ma nascono più da un’esigenza di sostenibilità economica che da una spinta visionaria. L’azienda nata per incarnare il futuro si ritrova ora a fare i conti con il presente, costretta a misurarsi con la capacità di spesa dei consumatori più che con la velocità dell’innovazione.
Nel primo trimestre 2024 Musk aveva parlato di “modelli più accessibili”, precisando che avrebbero utilizzato elementi delle piattaforme esistenti e sarebbero stati costruiti sulle stesse linee produttive della Model 3 e della Model Y. Questi nuovi veicoli, inclusi modelli più economici, useranno aspetti della piattaforma di nuova generazione e di quella attuale, e potranno essere prodotti sulle stesse linee di quelle già in uso, aveva spiegato. In quel momento la narrazione restava fiduciosa: un’espansione pianificata, non un ridimensionamento. L’obiettivo era accelerare i tempi di produzione, non sacrificare la visione. L’evoluzione successiva, però, ha reso più chiaro il percorso. Musk aveva già indicato che la futura auto a basso costo non sarebbe stata un modello completamente nuovo, ma una variante della Model Y, costruita a partire dalle piattaforme esistenti. In altre parole, Tesla non avrebbe creato un veicolo inedito, ma una versione semplificata dei modelli più venduti, capace di sfruttare le capacità produttive già disponibili e arrivare sul mercato in tempi più rapidi. L’idea di un’auto rivoluzionaria con costi dimezzati, discussa nel 2023, è rimasta sullo sfondo.
Nel 2025 quella strategia è diventata realtà. Le nuove Model 3 e Model Y “Standard” segnano il passaggio dall’ambizione all’esecuzione. Prezzi ridotti di circa il 10-15% rispetto alle versioni precedenti, ma anche dotazioni più essenziali: minore autonomia, interni semplificati, tetto non panoramico, meno altoparlanti e funzioni di assistenza ridotte. La riduzione di prezzo, attorno al 10-15% rispetto alle versioni precedenti, è più contenuta di quanto il mercato si aspettasse. Prima dell’annuncio, una nuova Model Y partiva da 44.990 dollari, già nella fascia medio-alta del mercato di massa. Con la versione “Standard”, Tesla non entra in un nuovo segmento, ma scende di qualche gradino all’interno dello stesso intervallo, tra i 30 e i 40 mila dollari, dove si concentra circa il 28% delle vendite statunitensi. È il blocco di prezzo più competitivo e più sensibile alla concorrenza, dove il taglio, pur percepibile, potrebbe non bastare a generare nuovi volumi. Senza il credito d’imposta federale da 7.500 dollari, scaduto a settembre, la forbice con i concorrenti si restringe. È un’operazione difensiva, più utile a riempire le linee produttive che a conquistare nuovi clienti. Un downgrade industriale travestito da democratizzazione?

Il mercato, infatti, non ha reagito con entusiasmo. Il titolo Tesla ha perso il 4,45% nella seduta successiva alla notizia, dopo un rally che lo aveva visto raddoppiare (+101%) dai minimi intraday del 7 aprile. Da inizio anno resta comunque in crescita del 7,24%, pur senza aver segnato nuovi massimi storici in questo 2025.

L’autonomia è il moltiplicatore di valore, continua a ripetere Musk. Nella sua visione, la guida completamente automatica dovrebbe rendere irrilevante il prezzo di partenza di un veicolo, trasformando ogni Tesla in un bene in grado di generare reddito. Ma la realtà è più complessa. L’adozione del Full Self Driving rimane contenuta, anche tra chi ne dispone, e Musk stesso riconosce che la piena guida autonoma richiede ancora tempo. Finché l’autonomia resterà sotto supervisione, il valore resterà potenziale.
Sul fronte del robot umanoide Optimus, Musk ha confermato di voler raggiungere migliaia di unità operative entro fine anno e una produzione annuale di un milione di unità entro cinque anni, pur ammettendo che la scala industriale è ancora lontana. “Il robot oggi è in grado di svolgere alcune mansioni in fabbrica, ma portarlo alla produzione di massa richiederà tempo”, ha detto. Optimus, nelle parole di Musk, rappresenta la prossima frontiera: un ponte tra l’intelligenza artificiale e il mondo reale. Ma finché resta confinato nei laboratori, anche questa promessa pesa più sulla narrativa che sul bilancio. Se quel ponte traballa, anche la valutazione “da 10 trilioni” che Musk immagina per Tesla perde fondamento.
L’auto pensata per cambiare il mondo è diventata l’auto che il mondo può permettersi. Eppure, la tensione tra visione e realtà resta. Tesla continua a muoversi su due piani: quello dell’industria e quello del sogno. “Lo facciamo. Non sempre in tempo, ma lo facciamo.” Una frase che suona come il manifesto di un’azienda che corre più veloce del proprio tempo.


