Ci sono passaggi di testimone che pesano più di una trimestrale. Mentre Cupertino si prepara a svelare i conti il prossimo 30 aprile, l’annuncio della successione al vertice segna il confine tra un’epoca di crescita irripetibile e un futuro tutto da decifrare. Il 1° settembre 2026, John Ternus, attuale responsabile dell’hardware engineering, assumerà la carica di CEO, succedendo a un Tim Cook che non uscirà di scena, ma si sposterà nel ruolo strategico di Executive Chairman.
Ma non è solo un cambio di CEO. È il passaggio di una delle macchine di creazione di valore più potenti della storia moderna. Per capire il peso di questa eredità basta un numero. Dal 1926 al 2025, oltre 29.000 aziende hanno contribuito alla storia di Wall Street. Apple, da sola, ne ha generato 5,02 mila miliardi di dollari di ricchezza netta per gli azionisti (al netto dei Treasury bills). Il 5,52% dell’intero valore creato in un secolo. Un’azienda. Più del 5% di tutto. Nessun’altra azienda ha fatto meglio. E l’80% di questa ricchezza, circa 4,09 mila miliardi, è stata creata negli ultimi nove anni. Gli anni di Tim Cook.

Cook non è stato il fondatore. È stato il moltiplicatore.
Quando prese il posto di Jobs nel 2011, su sua stessa indicazione, il mercato si chiedeva se sarebbe stato all’altezza di una visione irripetibile. Oggi la domanda è diversa. Come si eredita un sistema che ha già compresso così tanto valore in così poco tempo?
Nel 2011 Cook ereditava un’azienda straordinaria ma ancora fragile nella sua transizione. L’iPhone stava esplodendo, ma il modello restava legato all’hardware, con ricavi intorno ai 100 miliardi e una struttura ciclica. I servizi erano embrionali, la visione post Jobs tutta da dimostrare. Oggi lascia un sistema completamente diverso. Ricavi (FY 2025) a 416 miliardi (+284%, CAGR del 10%), utili più che quadruplicati (+332%, CAGR dell’11), una base installata oltre i 2,5 miliardi di dispositivi e soprattutto un motore di cassa che ha generato più di un trilione di dollari, che ha finanziato il più grande programma di ritorno di capitale della storia corporate (oltre 816 miliardi di buyback e oltre 177 miliardi di dividendi).

Il cambiamento vero però è più profondo dei numeri. Apple non è più solo un’azienda di prodotto. È diventata una piattaforma. Nel 2011 i servizi pesavano meno del 10% del fatturato. Oggi sono circa un quarto del business. Ma soprattutto hanno una qualità diversa. Generano margini lordi superiori al 75%, contro circa il 37% dell’hardware. Ogni punto percentuale che si sposta verso i servizi alza strutturalmente la redditività complessiva.
Nel frattempo, sotto la guida di Tim Cook, Apple ha segnato le tappe simboliche del mercato moderno. Prima azienda a superare la soglia dei 1.000 miliardi di capitalizzazione nel 2018, poi i 2 trilioni nel 2020 e i 3 trilioni nel 2023. Da un valore di circa 360 miliardi di dollari alla fine del 2011, sotto la sua cura è arrivata a valere oltre 4.000 miliardi (con i 4 e 5 trilioni passati invece a Nvidia, segnale che l’attenzione degli investitori si è spostata verso la nuova frontiera tecnologica). Apple è oggi (alla fine del primo trimestre 2026) la quarta azione più detenuta dai clienti eToro a livello globale, e la quinta in Italia: un segnale chiaro di quanto sia diventata un pilastro dei portafogli retail in tutto il mondo.

Durante l’era Cook l’azienda ha introdotto iPhone più grandi, nuovi iPad multipli e servizi come Apple Music e Apple TV+. Ma ci sono stati anche flop importanti, tra cui il visore Vision Pro e il tentativo fallito di costruire un’auto a guida autonoma, su cui Cupertino ha speso un decennio di lavoro e risorse. Il mandato di Cook è stato inoltre segnato da errori in intelligenza artificiale. E qui il passaggio diventa ancora più delicato. Ternus non eredita solo un’azienda al suo massimo storico di scala, profittabilità e generazione di cassa. Eredita Apple nel momento in cui il prossimo ciclo tecnologico, l’intelligenza artificiale, si sta formando altrove. Nvidia, Microsoft, Google e OpenAI stanno costruendo infrastruttura, piattaforme e nuovi ecosistemi. Apple, per ora, resta più chiusa, più prudente, più opaca.
Ternus, ingegnere puro con 25 anni in Apple e profondo conoscitore del prodotto, ha già iniziato a riorganizzare l’hardware engineering intorno a una nuova piattaforma AI interna. Sta spingendo su nuovi wearable AI, smart glasses, collane con fotocamera, dispositivi per la casa e altro ancora. Ma il test vero sarà un altro: dimostrare che anche il prossimo capitolo di Apple può essere scritto, e dominato, da Cupertino.
Tim Cook ha completato la missione affidatagli da Steve Jobs: trasformare un’icona del design in una macchina da ricchezza senza precedenti. Ora, con il suo passaggio al ruolo di Executive Chairman, la responsabilità di mantenere questa velocità di crociera ricade su Ternus. Riuscirà la precisione ingegneristica del nuovo CEO a replicare il miracolo finanziario del “moltiplicatore” Cook, o l’intelligenza artificiale rappresenterà il confine che Apple non sarà in grado di valicare? Il verdetto definitivo, come sempre, non arriverà dai discorsi programmatici, ma dai numeri che verranno scritti nei prossimi trimestri.


