Eurovision Stock Contest 2026: Chi vince la sfida dei mercati?

Dall’ultima nota musicale dell’Eurovision 2025, andata in scena a Basilea il 17 maggio, i mercati azionari dei paesi partecipanti hanno avviato una competizione parallela che i bookmaker non prezzano e i giurati non votano. Dodici mesi di dati, 29 paesi in gara, un solo verdetto: il più grande paradosso di questa edizione viennese è che il paese che ha vinto la borsa in valuta locale, la Romania, non è quello che ha vinto in euro. Per l’investitore europeo, il trono appartiene a Israele.

Romania: il rally di Bucarest e la canzone che lo descrive meglio di qualsiasi analisi

Il BET Index di Bucarest ha guadagnato il 72,3% tra il 19 maggio 2025 e l’11 maggio 2026, la miglior performance in valuta locale tra tutti i paesi partecipanti all’Eurovision 2026. Un rally nato all’indomani della vittoria presidenziale dell’europeista Nicuşor Dan nel maggio 2025, che ha riportato fiducia sui mercati dopo mesi di instabilità politica e timori legati all’avanzata sovranista. Da lì, la borsa rumena ha accelerato grazie al boom del comparto energetico: Romgaz, Nuclearelectrica e OMV Petrom protagonisti assoluti, sostenuti dalla liberalizzazione del mercato del gas, da margini elevati e da una domanda industriale resiliente. Anche il settore bancario ha beneficiato di tassi ancora restrittivi, mentre l’upgrade MSCI ad “Advanced Frontier Market” ha attirato nuovi flussi internazionali verso Bucarest. 18 delle 20 società dell’indice hanno chiuso il 2025 in rialzo, in un mercato diventato uno dei più dinamici dell’Europa orientale, sostenuto anche da dividendi generosi e da una crescente partecipazione retail domestica. In euro, però, parte del vantaggio si è ridotto. Il deprezzamento del leu del 3,2% contro la moneta unica ha limato il rendimento per gli investitori europei, portando il guadagno netto al +68,9%. Straordinario, comunque, ma non più sufficiente per il primo posto assoluto in valuta comune. E ora il mercato si trova davanti a una nuova variabile: la crisi di governo aperta a maggio, dopo la sfiducia all’esecutivo Bolojan, rischia di interrompere almeno temporaneamente quella narrativa di stabilità pro-europea che aveva alimentato il rally. Sul tavolo restano i timori per il deficit pubblico, la tenuta del leu e soprattutto il possibile rallentamento nell’accesso ai fondi europei del PNRR. C’è poi un altro dettaglio che rende il caso Romania ancora più paradossale. Sul fronte Eurovision, Bucarest resta storicamente un paese incompiuto: 23 partecipazioni, nessuna vittoria e un miglior risultato fermo a due terzi posti, nel 2005 e nel 2010. Eppure, proprio mentre la Romania vive uno dei migliori anni borsistici della sua storia recente, dietro solo al 2009, il paese torna sul palco europeo con “Choke Me” (“Soffocami”) di Alexandra Căpitănescu. “Nata per essere controllata”, recita il ritornello. Un’immagine che richiama involontariamente anche la fragilità del rally rumeno, sospeso tra capitale internazionale, stabilità politica e fiducia europea.

Israele: quasi un raddoppio in dodici mesi

Il primato in euro spetta a Israele. Il TA-35 ha guadagnato il 70,3% in shekel tra il maggio 2025 e il maggio 2026, ma la vera accelerazione è arrivata dalla valuta: l’EUR/ILS si è contratto del 14,2%, con lo shekel che si è rafforzato sensibilmente contro l’euro, portando il rendimento complessivo per un investitore europeo al +97,4%. Quasi un raddoppio in dodici mesi. Un risultato costruito sulla resilienza strutturale dell’economia israeliana, dalla tecnologia alla difesa, passando per banche e assicurazioni, nonostante uno dei contesti geopolitici più complessi al mondo.

Il dato forse più impressionante è la continuità del rialzo. Dal precedente Eurovision il TA-35 ha chiuso praticamente tutti i mesi in territorio positivo, con l’unica eccezione di marzo (-0,71%). Nel 2025 l’indice ha registrato 63 nuovi massimi storici, mentre nel 2026 ne ha già aggiornati altri 27. Israele continua così a convivere con il rischio geopolitico senza perdere la capacità di attrarre capitali grazie a innovazione, adattabilità e crescita strutturale. Non è un caso che il paese figuri tra i più vincenti nella storia dell’Eurovision con quattro titoli, quarto assoluto nel medagliere storico del contest, e che non abbia mai chiuso con zero punti. Una continuità rara, quasi la versione musicale della traiettoria del TA-35: volatilità elevata, pressione costante, ma una sorprendente capacità di restare competitivo nel lungo periodo.

Austria: vince il contest, vince in borsa, ospita tutto

Dietro Romania e Israele si forma un gruppo compatto di mercati europei che hanno beneficiato del ritorno di interesse verso banche, industria ed energia. Tra questi spicca l’Austria. L’ATX di Vienna ha guadagnato il 34,2% in valuta locale, che diventa circa il 40% includendo i dividendi, una delle migliori performance in euro tra i paesi partecipanti all’Eurovision 2026. Un risultato dal forte valore simbolico: l’Austria ha vinto il contest nel 2025, ospita l’edizione 2026 a Vienna e nel frattempo si ritrova anche tra i mercati finanziari più forti dell’ultimo anno.

Il rialzo dell’ATX non nasce da un’esplosione improvvisa, ma da una continuità sorprendente. Dal 2015 a oggi il listino austriaco ha chiuso in positivo otto anni su undici, con rialzi superiori al 29% nel 2017, al 38% nel 2021 e al 45% nel 2025. Nonostante tre vittorie Eurovision, inclusa quella del 2025, l’Austria è anche uno dei paesi con più ultimi posti nella storia del contest: otto volte all’ultimo posto, in compagnia di Belgio e Svizzera. Una volatilità che ricorda anche il comportamento dell’ATX: un mercato spesso ignorato nelle grandi allocazioni europee, ma capace di trasformarsi rapidamente in protagonista quando tornano crescita, credito e fiducia. “Senza permesso di ballo non puoi entrare”, canta Cosmó. Chi è entrato sul listino austriaco nell’anno giusto, però, non ha avuto bisogno di chiedere permesso a nessuno.

Finlandia: il paese con più ultimi posti è il favorito numero uno

La Finlandia è il paese che più di tutti riesce a competere su entrambi i fronti. L’OMXH25 ha guadagnato il 32,3% in euro, mentre i bookmaker la accreditano come favorita netta della finale del 17 maggio con probabilità comprese tra il 34% e il 46% (continuo a faticare nel comprendere fino in fondo tutto l’entusiasmo attorno alla proposta finlandese di quest’anno, ma forse sono io: superati i quarant’anni divento sempre più nostalgico delle vecchie edizioni dell’Eurovision).

Linda Lampenius e Pete Parkkonen incendiano le quote Eurovision con “Liekinheitin”, “Lanciafiamme”, e anche la borsa finlandese sembra essersi mossa come un incendio difficile da fermare. C’è però un dato storico che vale la pena ricordare. La Finlandia detiene il record assoluto di ultimi posti nella storia del contest insieme alla Norvegia, con dieci piazzamenti all’ultimo posto. Il paese che più volte è arrivato ultimo oggi è il grande favorito: una narrativa di redenzione difficile da ignorare, che funziona tanto sul palco di Vienna quanto nelle sale riunioni degli analisti finanziari.

Il rialzo dell’OMXH25 ha avuto due protagonisti assoluti. Nokia, salita di quasi il 150% nell’ultimo anno, è tornata al centro della scena grazie alla trasformazione verso le reti legate all’intelligenza artificiale e ai data center, sostenuta dall’acquisizione di Infinera, dalla partnership con NVIDIA e da risultati trimestrali superiori alle attese. Neste, leader mondiale nei carburanti rinnovabili e nel carburante sostenibile per l’aviazione, ha invece guadagnato oltre il 200%, beneficiando del ritorno a una forte generazione di cassa e di margini in netto miglioramento. Attorno a loro si è mosso l’intero ecosistema industriale finlandese: Wärtsilä ha cavalcato il boom della cantieristica e dei sistemi energetici, Metso il ciclo delle materie prime, Fortum la resilienza del mercato energetico europeo. “Mi incendi, ma non sei mai davvero mio”, canta il duo finlandese. Un verso che fotografa bene anche il rapporto degli investitori con Helsinki nell’ultimo anno: un mercato piccolo, spesso ignorato nei grandi flussi europei, ma improvvisamente diventato centrale grazie a temi come intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, energia e transizione verde. Chi ha puntato sulla Finlandia nel 2025 ha giocato con il fuoco, ma dalla parte giusta della scommessa.

Il lato oscuro della classifica

La Danimarca rappresenta forse il contrasto più netto di tutta la competizione. Søren Torpegaard con “Før vi går hjem” (“Prima di tornare a casa”) è accreditato dai bookmaker come terzo favorito dell’Eurovision 2026, con circa il 9% di probabilità di vittoria. Sul fronte finanziario, Copenhagen racconta una storia completamente diversa: l’OMX Copenhagen ha guadagnato appena lo 0,4% negli ultimi dodici mesi, che si riduce a +0,26% per un investitore europeo. Un mercato rimasto quasi fermo mentre gran parte dell’Europa correva.

La spiegazione è quasi tutta in un solo nome: Novo Nordisk. Il colosso farmaceutico, che pesa circa il 60% dell’intero indice danese, ha attraversato un anno difficile dopo le revisioni al ribasso sulle prospettive del programma GLP-1 per l’obesità e il diabete. “Baciami, prendi il mio cuore e spezzalo ancora”, canta Torpegaard. Un passaggio che ricorda il rapporto degli investitori con Novo Nordisk nell’ultimo anno: un titolo che ha regalato rendimenti straordinari per anni, diventando il simbolo assoluto del mercato danese, ma che nel 2025 ha mostrato quanto possa essere fragile una borsa troppo concentrata su un solo campione nazionale.

La Germania chiude sostanzialmente ferma. Il DAX guadagna appena lo 0,5% nel periodo considerato, nonostante il ritorno sopra quota 24.000 punti e il recupero industriale nella seconda metà del 2025. Per un investitore europeo il risultato resta quasi piatto, fotografia perfetta di un mercato che continua a muoversi tra segnali di ripresa e fragilità strutturali. Da una parte Siemens Energy, Infineon e il settore elettrico hanno beneficiato della domanda legata a infrastrutture, difesa energetica e semiconduttori. Dall’altra, il peso dell’automotive tedesco, la debolezza della chimica europea e il rallentamento industriale globale continuano a frenare il listino.

Negli ultimi dodici mesi Siemens Energy vola oltre il 120%, Infineon supera l’80% e Commerzbank beneficia del ritorno delle banche europee e del risiko bancario. Al contrario SAP, dopo anni di dominio, attraversa una fase di forte correzione, mentre Rheinmetall, pur sostenuta dal tema difesa, vive una volatilità estrema dopo il rally precedente. Il risultato finale è un indice sospeso: troppo industriale per correre come Wall Street, troppo internazionale per crollare insieme all’economia tedesca. “Sono in fiamme, smettila di negare”, canta Sarah Engels. Un ritornello che si adatta bene anche alla Germania degli ultimi dodici mesi: un paese che continua a cercare una nuova direzione industriale mentre il mercato prova a convincersi che la fase peggiore sia ormai alle spalle.

La Francia non va oltre il +2,2% nel periodo considerato. Un risultato modesto per uno dei mercati storicamente più pesanti d’Europa, schiacciato tra l’incertezza politica interna e soprattutto la debolezza del lusso. Il CAC 40 ha vissuto un anno profondamente spaccato: da una parte Schneider Electric, STMicroelectronics, Engie e TotalEnergies hanno beneficiato dei temi legati a energia, elettrificazione e tecnologia; dall’altra, i grandi nomi del lusso francese hanno frenato il listino in modo significativo.

Anche la proposta Eurovision riflette questa ricerca di identità in una Francia meno scintillante del solito. “Regarde!”, “Guarda!”, canta il ritornello. “È questo l’amore, ti colpisce come un fulmine”. Un passaggio che ricorda la lunga stagione di entusiasmo vissuta dal mercato francese grazie a lusso, marchi globali e consumi premium, seguita però da un improvviso ritorno alla realtà. “Quando tutto si illumina”, recita l’apertura del brano. Ma nel caso del CAC 40, nel 2025, non tutto ha continuato a brillare come prima.

Italia: FTSE MIB sopra la media europea, ma lontana dal podio

L’Italia arriva all’Eurovision 2026 con due storie molto diverse tra palco e mercati. A Vienna, Sal Da Vinci porta “Per sempre sì”, una ballata melodica costruita sui temi classici della promessa, della fedeltà e della resistenza nel tempo. I bookmaker restano freddi: le probabilità di vittoria oscillano intorno al 2%, con tre vittorie storiche nel medagliere del contest che non bastano a renderla competitiva in un’edizione dominata dal sound nordico. In borsa, invece, l’Italia è tornata sorprendentemente centrale. Il FTSE MIB segna +22,3% nel periodo considerato (+27,3% il total return includendo i dividendi), collocandosi nella fascia alta della classifica borsistica tra tutti i partecipanti.

Dietro il rialzo c’è il ritorno delle banche, sostenute dalla compressione dello spread BTP-Bund, dai tassi ancora elevati e dal risiko del credito italiano. Ma il mercato italiano non vive più solo di finanziari: Leonardo ha beneficiato della domanda europea di difesa, Prysmian della transizione energetica, STM della ripresa tecnologica, ENI del rialzo del greggio ed Enel del ritorno di interesse verso le utility. “Abbiamo superato tutte le difficoltà”, canta Sal Da Vinci. Un verso che si adatta bene anche a Piazza Affari, reduce da anni di crisi e sottoperformance ma oggi tornata a bussare alla porta dei nuovi massimi, che mancano da oltre venticinque anni.

 

 

L’Eurovision Stock Contest 2026 consegna una classifica con pochi punti di contatto rispetto a quella musicale. La Finlandia è l’eccezione più nitida: favorita nelle scommesse e forte in borsa, con il paradosso di essere anche il paese che ha chiuso più volte all’ultimo posto nella storia del contest. Israele vince il premio di borsa in euro pur quotando al 4% di probabilità sul palco viennese, ma porta con sé quattro titoli europei e una borsa che ha quasi raddoppiato per l’investitore in moneta comune. La Romania ha costruito una delle performance azionarie più spettacolari dell’anno tra tutte le borse europee pur non avendo mai vinto una singola edizione del contest. La Danimarca è terza favorita musicale e ultima tra i grandi listini europei per rendimento annuo.

Alla fine resta una domanda difficile da ignorare: meglio trionfare sul palco o sui mercati?

Dati di performance: elaborazione eToro su dati TradingView e Investing.com, periodo 19 maggio 2025 – 11 maggio 2026. Quote Eurovision: Eurovisionworld e Kalshi, aggiornate al 12 maggio 2026. Statistiche storiche Eurovision: Eurovisionworld. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Il presente contenuto è prodotto a scopo informativo e non costituisce consulenza in materia di investimenti